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mercoledì 18 settembre 2013

Gli occhi del Gatto e della Pantera di Rilke

Tra le zampe e gli occhi del Gatto e della Pantera di Rilke


Due poesie di Rainer Maria Rilke
A cura di Adriana Silvestro

Leggendo la poesia “Gatto nero” dello scrittore Rainer Maria Rilke (Praga 1975–Montreux 1926) ci ritroviamo imprigionati negli occhi d’ambra di questo piccolo felino, e il nostro sguardo resta rinchiuso per sempre in quelle sue sfere, simile ad “un insetto morto”. Non diversamente, lo sguardo della sua celebre “Pantera” del Jardin des Plantes è imprigionato tra le sbarre della gabbia, che ha fissato fino a diventare cieca. Rilke deve aver subito straordinariamente il fascino dei felini e, in queste poesie, estremamente oggettive, è come se la sua sensibilità impressionistica si infrangesse. Dei due animali rivela soprattutto la tensione ed i fremiti angosciosi celati all’interno della compiutezza delle loro forme. Lo sguardo del suo gatto è a tal punto fisso da divenire ossessionante e inghiotte qualsiasi altro sguardo si imbatta in lui. E resta immobile, troppo immobile per un osservatore umano. Anche in un’altra poesia, dal titolo “Buddha”, Rilke paragona la distaccata serenità dell’Illuminato alla pigra indifferenza di un felino:”Lui è il Tutto. E davvero ci aspettiamo che si accorga di noi? Ne ha bisogno, forse? Quand’anche ci gettassimo a terra/ qui davanti a lui, se ne resterebbe, / pigro ed assorto, come un felino.”* Come se la vita si tendesse e fremesse costantemente, ma entro un cerchio (che siano gli occhi del gatto o i brevi percorsi concentrici della pantera in gabbia) che resta saldamente serrato e che, perciò, non le permette di erompere.

Gatto nero (Parigi, 1908)*
Un fantasma è ancora come un luogo
dove il tuo sguardo urta contro un suono,
ma contro questo pelo nero
anche il tuo sguardo più duro si scioglie:
come il grido di un demente che in pieno delirio
cammini nell’oscurità,
e d’improvviso, nell’imbottitura ovattata
di una cellula, cessa e si dissolve.
Tutti gli sguardi che poté incontrare
sembra che lui ormai li celi,
per rabbrividirne, ostile e pigro,
e poi dormire con loro.
Ma d’improvviso si risveglia, e ti proietta
il suo muso in pieno volto,
e tu ritrovi inaspettatamente, in quell’ambra gialla
dei suoi occhi rotondi, il tuo stesso sguardo: 
chiuso, come un insetto morto.
Schwarze Katze (Parigi, 1908)
Ein Gespenst ist noch wie eine Stelle, 
dran dein Blick mit einem Klange stößt;
aber da, an diesem schwarzen Felle,
wird dein stärkstes Schauen aufgelöst: 
wie ein Tobender, wenn er in vollster
Raserei ins Schwarze stampft,
jählings am benehmenden Gepolster
einer Zelle aufhört und verdampft. 
Alle Blicke, die sie jemals trafen,
scheint sie also an sich zu verhehlen,
um darüber drohend und verdrossen
zuzuschauern und damit zu schlafen. 
Doch auf einmal kehrt sie, wie geweckt,
ihr Gesicht und mitten in das deine
und da triffst du deinen Blick im gelben
Amber ihrer runden Augensterne unerwartet wieder:
eingeschlossen wie ein ausgestorbenes Insekt.


La pantera (Nel Jardin des Plantes, Parigi 1902)
Davanti allo scorrere delle sbarre, il suo sguardo
è diventato così stanco, che non trattiene più nulla.
Per lei, è come se ci fossero migliaia di sbarre,
e, dietro a migliaia di sbarre, nessun mondo.
Il morbido procedere dei suoi passi, agili e forti,
che si riavvolgono su cerchi sempre minori,
è come una danza di forze intorno ad un centro,
in cui, assopita, sta una grande Volontà.
Solo a volte si solleva, senza rumore, 
il sipario delle pupille -. E allora un’immagine vi entra,
e attraversa il silenzio teso delle membra –
e, nel cuore, muore.
Der Panther (Im Jardin des Plantes, Parigi, 1902)

Sein Blick ist vom Vorübergehn der Stäbe 
so müd geworden, dass er nichts mehr hält. 
Ihm ist, als ob es tausend Stäbe gäbe 
und hinter tausend Stäben keine Welt. 

Der weiche Gang geschmeidig starker Schritte, 
der sich im allerkleinsten Kreise dreht, 
ist wie ein Tanz von Kraft um eine Mitte, 
in der betäubt ein großer Wille steht. 

Nur manchmal schiebt der Vorhang der Pupille 
sich lautlos auf -. Dann geht ein Bild hinein, 
geht durch der Glieder angespannte Stille - 
und hört im Herzen auf zu sein.
*Rainer Maria Rilke, Neue Gedichte (“Nuove poesie”). 

Traduzione dal tedesco a cura di Adriana Silvestro
17 Gennaio 2008

Fonte
http://www.farminachannel.com/d_viewarticolo.php?articolo=399&pag=1

martedì 17 settembre 2013

"Morire - questo a un gatto non si fa."

"Morire - questo a un gatto non si fa." 
Una splendida poesia di Wislawa Szymborska
Dettagliata, struggente, verissima poesia sul gatto ...

a cura di Adriana Silvestro


Non penseremmo mai, forse, del silenzioso, disobbediente, distante, indipendente GATTO che potrebbe “morire” della nostra scomparsa. Ma non è così: “Morire – questo a un gatto non si fa ...”. Lui lo saprà che i passi per le scale non sono più gli stessi, che la sua ciotolina non è più riempita dalla stessa mano. “Qui c'era qualcuno, c'era, e poi d'un tratto è scomparso, e si ostina a non esserci.” E lui si ostinerebbe a cercarci allo stesso modo, senza tregua, perché è difficile che un gatto si convinca di qualcosa che proprio non vuole. I conti non gli torneranno mai. Ricordiamocene quando lo accarezziamo. E anche quando si dà quelle sue “arie da gatto” ... E quando ci viene incontro "come se proprio non ne avesse voglia, su zampe molto offese."

"Il gatto in un appartamento vuoto" 
(Wislawa Szymborska)

Morire - questo a un gatto non si fa. 

Perché cosa può fare il gatto in un appartamento vuoto? 
Arrampicarsi sulle pareti. 
Strofinarsi tra i mobili. 
Qui niente sembra cambiato, 
eppure tutto è mutato. 
Niente sembra spostato, 
eppure tutto è fuori posto. 
E la sera la lampada non brilla più. 
Si sentono passi sulle scale, 
ma non sono quelli. 
Anche la mano che mette il pesce nel piattino 
non è quella di prima.
Qualcosa qui non comincia 
alla sua solita ora. 
Qualcosa qui non accade 
come dovrebbe. 
Qui c'era qualcuno, c'era, 
e poi d'un tratto è scomparso, 
e si ostina a non esserci. 
In ogni armadio si è guardato. 
Sui ripiani è corso. 
Sotto il tappeto si è controllato. 
Si è perfino infranto il divieto 
di sparpagliare le carte. 
Cos'altro si può fare. 
Aspettare e dormire.
Che provi solo a tornare, 
che si faccia vedere. 
Imparerà allora che con un gatto così non si fa. 
Gli si andrà incontro come se proprio non se ne avesse voglia, 
pian pianino, 
su zampe molto offese. 
E all'inizio niente salti né squittii.

                         (Wislawa Szymborska, -Bnin (Kórnik, Polonia), 2 luglio 1923- Premio Nobel per la Letteratura 1996)


                              
        
Fonte
http://www.farminachannel.com/d_viewarticolo.php?articolo=2159&pag=1

lunedì 2 settembre 2013

Come Dorme un Gatto.....Poesia di Pablo Neruda

Come dorme un gatto, una bellissima poesia di Pablo Neruda

Quanto sono belli i gatti che dormono? Ecco una poesia di Pablo Neruda che illustra i mille modi in cui dorme un gatto.

È estate e dormire a volte è difficile per via del caldo e dell’afa. Quanto invidiate il vostro gatto che continua beatamente a dormire? Apre un occhio, vi vede che vi muovete nel vostro letto e continuate a sudare, oppure che non sapete cosa indossare perché anche un velo è caldo… e non mostra neanche un po’ di compassione.

In onore al gatto che dorme, ecco una poesia per far pace con lui. È di Pablo Neruda (1904-1973), Premio Nobel per la Letteratura 1971, e si intitola Come dorme un gatto.


Come dorme bene un gatto
dorme con zampe e di peso,
dorme con unghie crudeli,
dorme con sangue sanguinario,
dorme con tutti gli anelli
che come circoli incendiati
dostruirono la geologia
d’una coda color di sabbia.

Vorrei dormire come un gatto
con tutti i peli del tempo,
con la lingua di pietra focaia,
con il sesso secco del fuoco
e, non parlando con nessuno,
stendermi sopra tutto il mondo,
sopra le tegole e la terra,
intensamente consacrato
a cacciare i topi in sogno.

Ho veduto come vibrava
il gatto nel sonno: correva
la notte in lui come acqua oscura,
e a volte pareva cadere
o magari precipitare
nei desolati ghiacciai,
forse crebbe tanto nel sonno
come un antenato di tigre
e avrebbe saltato nel buio
tetti, nuvole e vulcani.

Dormi, dormi, gatto notturno
con i tuoi riti di vescovo,
e i tuoi baffi di pietra:
ordina tutti i nostri sogni,
guida le tenebre nostre
addormentate prodezze
con il tuo cuore sanguinario
e il lungo collo della tua coda.






Fonte
http://www.petsblog.it/post/58245/come-dorme-un-gatto-una-bellissima-poesia-di-pablo-neruda

venerdì 30 agosto 2013

“Veni, vidi, mici”

Il gatto nella storia: una simpatica filastrocca di Luciano Ragozzino




Nel libretto “Veni, vidi, mici” si racconta la storia del gatto e il gatto nella storia.

Veni, vidi, mici è un simpatico libretto pubblicato da La Vita felice che analizza, con testi simpatici e delicate illustrazioni, la presenza del gatto nella storia.

Autore e illustratore è Luciano Ragozzino che, attraverso delle strofe a mo’ di filastrocca, ci guida per mano attraverso la storia del gatto e, per riprendere il sottotitolo, del gatto nella storia. Sì, perché le due dimensioni si compenetrano e si amalgamano.

La filastrocca iniziale recita così:

Sono bello, son ben fatto,
della casa sono il gatto,
sono morbido e scattante,
son pulito ed elegante.
Micio, Briciola o Minù
questi nomi mi dai tu,
se mi chiami sai, però,
non è detto che verrò:
se ti piace comandare
con il cane devi stare.
Ho una vita organizzata,
la scaletta è presto data:
la mia prima occupazione
è di fare colazione,
la seconda è di giocare
(ma con quello che mi pare)
e la terza, per finire,
è di starmene a dormire.
Se le unghie ho da affilare
so ben io dove cercare:
me le faccio sul divano,
be’, che cosa c’è di strano?
Tu mi sgridi e sembro sordo?
Basta mettersi d’accordo:
alla prossima, s’intende,
me le faccio sulle tende.
Se però mi prendi in giro
perché dormo come un ghiro,
non ho voglia di far niente
e non servo a un accidente,
volta pagina se vuoi
e contempla questi eroi:
ti dimostro quanta gloria
spetta al Gatto nella Storia.

Come si vede si tratta di una filastrocca semplice (e forse anche un po’ prevedibile), però è simpatica e testimonia senza dubbio una profonda conoscenza di Sua Maestà il gatto.

Luciano Ragozzino
Veni, vidi, mici. Il Gatto nella storia
La Vita Felice, 2013
pp 76, euro 13


Fonte
http://www.petsblog.it/post/59813/il-gatto-nella-storia-una-simpatica-filastrocca-di-luciano-ragozzino

giovedì 11 luglio 2013

Jorge Luis Borges e la sua Poesia sui Gatti



« Soy ciego y nada sé, pero preveo
que son más los caminos »
(IT)
« Sono cieco e ignorante, ma intuisco
che sono molte le strade »
(J.L.Borges, The unending rose


Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo, noto come Jorge Luis Borges (Buenos Aires, 24 agosto 1899 – Ginevra, 14 giugno 1986), è stato uno scrittore, poeta, saggista, traduttore e docente universitario argentino.

È ritenuto uno dei più importanti e influenti scrittori del XX secolo, ispirato tra gli altri da Macedonio Fernández, Rafael Cansinos Assens, dalla letteratura inglese (Chesterton, Kipling, Stevenson, Wells, De Quincey, Shaw), dalla letteratura tedesca (Schopenhauer, Heine, Kafka) e dal Taoismo.

Narratore, poeta e saggista, è famoso sia per i suoi racconti fantastici, in cui ha saputo coniugare idee filosofiche e metafisiche con i classici temi del fantastico (quali: il doppio, le realtà parallele del sogno, i libri misteriosi e magici, gli slittamenti temporali), sia per la sua più ampia produzione poetica, dove, come afferma Claudio Magris, si manifesta "l'incanto di un attimo in cui le cose sembra stiano per dirci il loro segreto".
Oggi l'aggettivo «borgesiano» definisce una concezione della vita come storia (fiction), come menzogna, come opera contraffatta spacciata per veritiera (come nelle sue famose recensioni di libri immaginari).

Borges e la sua poesia sui gatti
Beppo

da La cifra, 1981

Il gatto bianco e celibe si guarda
nella lucida lastra dello specchio
e sapere non può che quel candore
e le pupille d’oro non vedute
mai nella casa sono la sua immagine.
Chi gli dirà che l’altro che l’osserva
è solamente un sogno dello specchio?
Penso che questi armoniosi gatti,
quello di vetro e quello a sangue caldo,
sono fantasmi che regala al tempo
un archetipo eterno. Così afferma
Plotino, ombra lui pure, nelle Enneadi.
Di che Adamo anteriore al paradiso,
di che divinità indecifrabile
siamo noi uomini uno specchio infranto?











Fonte
http://it.wikipedia.org/wiki/Jorge_Luis_Borges

venerdì 5 luglio 2013

Il Mistero e il Fascino dei Gatti Ispirazione nei Poeti



il connubio tra i gatti e la poesia risale alla notte dei tempi. Incantati dai loro movimenti, così pieni di grazia e sinuosi, dal carattere indipendente, dall’affetto che riescono ad esprimere, grandi poeti di tutti i tempi hanno dedicato versi innamorati al loro animale.



E’ dagli albori della civiltà umana che uomini e gatti convivono e condividono il mondo della fantasia e del sogno: da quando gli egizi subirono il fascino di questa creatura straordinaria, questo legame si è sempre più rafforzato nel tempo, con brevi e vergognose pause in cui il gatto ha subito persecuzioni di fanatici che preferivano la piaga mortale della pestilenza all’amicizia di una creatura così misteriosa ed affascinante.

Una misteriosa creatura, il gatto, che è sempre presente in tutte le epoche e presso tutte le culture più raffinate,  elevata spesso al rango di divinità.

Geoffrey Chaucer (1343 – 1400) fu un autore e poeta inglese, che nel 14° secolo scrisse alcune poesie riferite ai gatti. La più conosciuta, scritta in inglese antico (linguaggio nel quale sono presenti chiare influenze francesi), è forse quella inserita ne “I Racconti di Canterbury” – nel racconto L’economo. Il poema descrive come il gatto, al quale è stato offerta ogni prelibatezza culinaria umana, rifiuti sprezzante preferendo un topo.

In una poesia di Thomas Gray, scritta nel 18° secolo, il poeta utilizza uno stile eroico per descrivere quello che era considerato un animale umile. Nella sua “Ode alla morte di un gatto tra i preferiti, affogato in una vaschetta per pesci rossi”, è presente la morale che il gatto (morto nel tentativo di pescare dei pesci rossi dalla loro vaschetta) doveva imparare che “non è tutto oro quel che luccica”.

Il poeta Aldous Leonard Huxley era solito dire, a chi gli chiedesse il segreto per avere successo in letteratura, “Se volete scrivere, tenete con voi dei gatti“.

Torquato Tasso, grande poeta del ’500, scrisse “Sonetto per i miei gatti”, nel quale chiedeva in prestito alla sua gatta gli occhi per poter scrivere anche di notte.

Charles Baudelaire, poeta francese autore de “I Fiori del male”, era un grande amante dei gatti e a questi animali misteriosi e affascinanti ha dedicato molti versi contenuti nella raccolta “Spleen e Ideale”.

Noto era l’amore delle tre sorelle Charlotte, Emily e Anne Bronte per i loro gatti, tanto che in molti dei loro romanzi e delle loro poesie frequenti sono i riferimenti ai loro felini.

Thomas Stearns Eliot (1888-1965), poeta inglese e drammaturgo, era un grande amante dei gatti: basti pensare alla sua poesia “I nomi dei gatti” o ai testi dell’opera “Cat’s” (poi messo in musica da Webber).

Roberto Gagliardi, autore contemporaneo, ha dedicato ad uno dei tanti gatti che ha amato durante la vita, un poemetto con un titolo esplicitamente allusivo “La Micizia”, un gioco di parole che racchiude il tipo di amicizia esclusiva e specialissima che solo un gatto può donare all’uomo.



Fonte
http://accessorigatti.com/blog/curiosita/gatti-in-poesi/

mercoledì 12 giugno 2013

Fernando Pessoa e il gatto


Uno dei tratti più particolari della vita e della produzione letteraria di Fernando Pessoa (Lisbona, 1888-Lisbona 1935), considerato uno dei maggiori scrittori di lingua portoghese, è stata la creazione dei suoi eteronomi.
A differenza degli pseudonimi, gli eteronimi sono delle personalità poetiche complete, che hanno un’attività ed un’identità artistica separata e distinta da quella dell’autore che li ha inventati.




Al gatto della poesia, Pessoa invidia proprio il possedere se stesso ed il suo destino, talmente unito a lui, da non potersi chiamare nemmeno “sorte”.
Al gatto invidia la sua felicità di essere così com’è e di non essere “altro”.
E quella serenità così profonda che lo fa giocare per strada come fosse nel suo letto. Allo scrittore, invece, manca del tutto la percezione di una propria identità a cui potersi ancorare e in cui potersi riconoscere: “Io mi vedo e non mi ho/ mi conosco e non sono io.”


Può capitare, in alcuni momenti, di provare una sensazione molto simile all’invidia per la compiuta autosufficienza di un gatto e per la libertà che gliene deriva.


  Forse, però, non nella misura straniante in cui l’ha avvertita questo inquieto e complesso autore.


"Gatto che giochi per strada
come se fosse il tuo letto,
invidio la sorte che è tua
ché neppure sorte si chiama.

Buon servo di leggi fatali
che reggono pietre e genti,
che hai istinti generali
e senti solo quel che senti,

sei felice perché sei così
tutto il nulla che sei è tuo.
Io mi vedo e senza me sto,
mi conosco e non sono io"
Fernando Pessoa



Fonte
http://www.farminachannel.com/d_viewarticolo.php?articolo=424

sabato 1 giugno 2013

Verlaine Donne e Gatti

Paul Marie Verlaine (Metz, 30 marzo 1844 – Parigi, 8 gennaio 1896) è stato un poeta francese.

Verlaine

Figura del poeta maledetto, Verlaine viene riconosciuto come il maestro dei giovani poeti del suo tempo. La sua influenza sarà significativa ed i posteri accoglieranno questa arte poetica verlaineana, niente che vi è in lui pesa o posa, fatta di musicalità e della fluidità che gioca con i ritmi dispari.

Un accostamento molto frequente è quello tra la natura femminile e la natura felina. Meglio, tra la seduzione femminile e la seduzione felina.

Una gatta e una donna: creature pericolose entrambe, morbide e arrendevoli, ma sempre nascostamente armate; dotate di una luminosità naturale e, per questo, tanto più ingannevoli e temibili. Non si sa mai quanto inconsapevolmente o consapevolmente seduttrici.
Nessun uomo potrà mai venirne a capo. E neppure nessun gatto.

Paul Verlaine  le spia insieme in un boudoir e ne resta incantato.




Donne e gatti di Paul Verlaine

Lei giocava con la sua gatta
e che meraviglia era vedere
la bianca mano e la bianca zampa
trastullarsi nell'ombra della sera!
Lei nascondeva - la scellerata -
sotto i guanti di filo nero
le micidiali unghie d'agata
taglienti e chiare come un rasoio.
Anche l'altra faceva la smorfiosa
e ritraeva i suoi artigli d'acciaio,
ma il diavolo non ci perdeva nulla…
E nel boudoir, aereo,
in cui tintinnava il suo riso,
scintillavano quattro punti fosforescenti.










Femme et chatte
Elle jouait avec sa chatte,
Et c'était merveille de voir
La main blanche et la blanche patte
S'ébattre dans l'ombre du soir.
Elle cachait — la scélérate ! —
Sous ces mitaines de fil noir
Ses meurtriers ongles d'agate,
Coupants et clairs comme un rasoir.
L'autre aussi faisait la sucrée
Et rentrait sa griffe acérée,
Mais le diable n'y perdait rien...
Et dans le boudoir où, sonore,
Tintait son rire aérien,
Brillaient quatre points de phosphore.

venerdì 31 maggio 2013

Francesco Petrarca e la sua musa ispiratrice

Il gatto. O lo ami o lo odi.
Opportunista e viziato questo animale da secoli è il coccolo delle nostre case dove per tradizione protegge  l’intimità domestica. E anche i poeti di gran fama ebbero in amore questo simpatico animale.


"Chiare, fresche et dolci acque, 
ove le belle membra pose 
colei che sola a me par donna..."

Così comincia uno dei sonetti più commoventi e romantici della letteratura italiana. 
Il "grande stilo" che lo compose fu Francesco Petrarca (1304-1374), figura essenziale della nostra cultura che, guarda caso, sapete da chi si faceva ispirare??? 

...Neanche a dirlo: da una gatta! 


Disposta in bella vista al pubblico, la gatta impagliata del Petrarca è uno delle attrazioni di Arquà Petrarca. Secondo la leggenda, quando il poeta spirò seduto sulla sedia da lettura, la sua inseparabile gatta ronfava sulle sue ginocchia.
 Alla faccia degli eruditi che consacravano gli ultimi minuti di vita del poeta nella lettura della sacra Bibbia o delle opere di sant’Agostino.

Ora, quella gatta spelacchiata e un poco inquietante rappresenta l’anima domestica della casa del Petrarca e secondo la tradizione locale protegge con il suo spirito la casa e il paese stesso.


Francesco Petrarca (Arezzo, 20 luglio 1304 – Arquà, 18/19 luglio 1374) è stato uno scrittore e poeta italiano. L'opera per cui Petrarca è universalmente noto è il Canzoniere. Di grande importanza è anche il Secretum, in cui Petrarca dialoga con Sant'Agostino alla presenza muta della Verità.

Alla fine del 1370 Petrarca, da Arquà, scriveva al fratello:

“Qui fra i colli Euganei, a non più di dieci miglia da Padova, mi sono costruito una casa piccola ma deliziosa, cinta da un oliveto e da una vigna, che danno quanto basta ad una famiglia numerosa, ma modesta.
E qui, benché ammalato, vivo pienamente tranquillo, lontano da ogni confusione, ansia e preoccupazione, passando il mio tempo a leggere e a scrivere”.

E nella Sala dei Giganti che si trova nella sede della Facoltà di Lettere a Padova, vi è un affresco d’autore anonimo del XIV sec. che ritrae proprio il poeta nello studio mentre, seduto alla scrivania e circondato dai libri, legge.

Acciambellato per terra davanti a lui, un gatto ronfa beatamente.

Di certo si tratta dell’amatissima micia del poeta, che con lui passò alla storia e alla quale vennero dedicati centinaia di studi, saggi e versi; persino il Tassoni nella “Secchia rapita” la cita ( nel canto VIII, 33-34):

…e ‘l bel colle d’Arquà poco in disparte,
che quinci il monte e quindi il pian vagheggia;
dove giace colui, ne le cui carte
l’alma fronda del sol lieta verdeggia,
e dove la sua gatta in secca spoglia
guarda da i topi ancor la dotta soglia.

Il perché della fama imperitura della felina è spiegato dalla geniale idea (dal punto di vista pubblicitario)  che ebbe Girolamo Gabrielli, uno dei tanti curatori-proprietari di quella casa alla fine del ’500, quando già era meta di turisti letterati.



Egli, fra gli arredi personali del poeta, fece porre una gatta imbalsamata racchiusa in una teca di vetro; sotto, una lapide, la cui iscrizione latina - opera di Antonio Querenghi (1547–1634) - recita:

« Etruscus gemino vates ardebat amore:
Maximus ignis ego; Laura secundus erat.
Quid rides? divinæ illam si gratia formæ,
Me dignam eximio fecit amante fides.
Si numeros geniumque sacris dedit illa libellis
Causa ego ne sævis muribus esca forent.
Arcebam sacro vivens à limine mures,
Ne domini exitio scripta diserta forent;
Incutio trepidis eadem defuncta pavorem,
Et viget exanimi in corpore prisca fides. »


“Il poeta toscano arse di un duplice amore: io ero la sua fiamma maggiore, Laura la seconda.
Perché ridi? Se lei la grazia della divina bellezza, me di tanto amante rese degna la fedeltà; se lei alle sacre carte diede i ritmi e l’ispirazione, io le difesi dai topi scellerati.
Quand’ero in vita tenevo lontani i topi dalla sacra soglia, perché non distruggessero gli scritti del mio padrone. E ora pur da morta li faccio tremare ancora di paura: nel mio petto esanime è sempre viva la fedeltà di un tempo.”



la teca di vetro


                        E’ ancora lì, quella gatta, per la gioia (un po’ macabra) dei curiosi.




mercoledì 29 maggio 2013

Sua Maestà il Gatto


Un vero e proprio monumento a Sua Maestà il Gatto è Old Possum's Book of Practical Cats (Il Libro dei Gatti Tuttofare) del grande poeta americano Thomas Stearns Eliot.

"Thomas Stearns Eliot (Saint Louis, 26 settembre 1888 – Londra, 4 gennaio 1965) è stato un poeta, saggista, critico letterario e drammaturgo statunitense naturalizzato britannico".





I protagonisti di questa deliziosa raccolta di poesie dedicate all'idea del gatto e alle sue elusive incarnazioni vivono nei vicoli dei bassifondi londinesi, si chiamano Gumbie Cat, Growltiger, Rum Tum Tugger, Jellicles, Rumpelteazer, Old Deuteronomy, Mister Mistofele, Bustopher Jones, e così via, ma sul loro nome, come dice l'autore, non si può mai essere sicuri. Così tra un Mungojerrie e un Skimbleshanks vedremo sfilare gatti dai caratteri più disparati: gatti singolari, bizzarri, gatti energici, gatti indaffaratissimi...

E' a questi versi che si ispira il notissimo musical di Webber e Rice "Cats".




Avete mai pensato a quale sia il vero nome del vostro micio? C’è quello ufficiale che compare sul libretto sanitario; ci sono i vari vezzeggiativi con cui vi rivolgete a lui o a lei. E c’è il nome proprio del gatto, che ogni felino conosce ma si bada bene di farlo sapere a noi umani. Del resto il nome è qualcosa che indica precisamente e i gatti, invece, sono inafferrabili.
Al nome del gatto, al nome vero, è dedicata una poesia di Thomas Stearns Eliot (1888-1965), premio Nobel per la letteratura nel 1948. 


Il nome dei gatti

Mettere un nome ai gatti è un'impresa difficile,
Non un gioco dei tanti che fate nei giorni di festa;

Potreste dapprima anche pensare che io sia matto da legare
Quando vi dico che un gatto deve avere TRE NOMI DIVERSI.
Prima di tutto, c'è il nome che la famiglia usa ogni giorno,
Come Pietro, Augusto, Alonzo o Giacomo,
Come Vittorio o Gionata, Giorgio o Bill Baley -
Tutti nomi sensati da usare ogni giorno.
Ma se pensate che vi suonino meglio ci sono nomi più fantasiosi,
Alcuni per i signori, altri per le dame:
Come Platone, Admeto, Elettra o Demetrio -
Sempre nomi sensati da usare ogni giorno.
Ma io vi dico che un gatto ha bisogno di un nome che sia particolare,
Caratteristico, insomma, e molto più dignitoso,
Come potrebbe altrimenti tenere la coda diritta,
O mettere in mostra i baffi, o sentirsi orgoglioso?
T.S.Eliot
Nomi di questo tipo posso inventarne mille,
Come Munkustrap, Quaxo o Coricopat,
Come Bombalurina o Jellylorum -
Nomi che non appartengono mai a più di un gatto alla volta.
Ma oltre a questi c'è ancora un nome che manca,
Nome che non potrete mai indovinare;
Nome che nessuna ricerca umana potrà mai scovare -
Ma il GATTO LO SA, anche se mai vorrà confidarlo.
Quando vedete un gatto in profonda meditazione,
La ragione, io vi dico, è sempre la stessa:
La sua mente è perduta in estatica contemplazione
Del pensiero, del pensiero, del pensiero del suo nome:
Del suo ineffabile effabile
Effineffabile
Profondo e inscrutabile unico Nome.


Thomas Stearns Eliot

giovedì 23 maggio 2013

Georges Brassens e i Gatti


Georges Brassens (Sète, 22 ottobre 1921 – Saint-Gély-du-Fesc, 29 ottobre 1981) è stato un cantautore, poeta, scrittore e attore francese.






Bellissima e ironica questa poesia dedicata alla sua eventuale  morte ,spiega che sua moglie puo' risposarsi  e colui che prendera' il suo posto puo' usufruire di tutto cio' che aveva lui..pero' non deve maltrattare il bene piu' prezioso ...il suo gatto!!!!





Georges Brassens
(chansonnier francese, 1921-1981)

dalla canzone Il Testamento, 1955


Voglia Iddio che la mia vedova si addolori
sotterrando la sua metà
e che per piangere
delle cipolle non senta la necessità…

Con uno sposo della mia taglia
in seconde nozze si mariti:
potrà approfittare delle mie scarpe,
le mie pantofole ed i miei vestiti.

Che beva pure il mio vino, che ami pure mia moglie,
fumi pure la mia pipa e il mio tabacco,
ma che non osi mai – per l’anima mia!
che non osi mai maltrattare il mio gatto.

Anche se in me non c’è né un atomo
né un’ombra di malvagità,
se maltratta il mio gatto,
c’è un fantasma che lo perseguiterà.


Fonte
http://qohelet.altervista.org/pagine/4zampe_gatti2.htm

mercoledì 22 maggio 2013

Torquato Tasso e le Gatte




Torquato Tasso
                                   Torquato Tasso

Torquato Tasso (Sorrento, 11 marzo 1544 – Roma, 25 aprile 1595) è stato un poeta,scrittore e drammaturgo italiano.

Il nostro Torquato Tasso, grande poeta del '500, scrisse Sonetto per i miei gatti, in cui chiedeva alla sua micia di prestargli gli occhi per poter scrivere anche di notte


Ecco Due poesie dedicate alle gatte dell'ospedale di S.Anna


A LE GATTE DE LO SPEDALE DI SANT'ANNA

1.

Come ne l’ocean, s’oscura e ’nfesta
Procella il rende torbido e sonante,
A le stelle onde il polo è fiammeggiante
Stanco nocchier di notte alza la testa,
Così io mi volgo, 0 bella gatta, in questa
Fortuna avversa a le tue luci sante,
E mi sembra due stelle aver davante
Che tramontana sian ne la tempesta.
Veggio un’altra gattina, e veder parmi
L’Orsa maggior con la minore: o gatte,
Lucerne del mio studio, o gatte amate,
Se Dio vi guardi da le bastonate,
Se ’l ciel voi pasca di carne e di latte,
Fatemi luce a scriver questi carmi.

2.

Tanto le gatte son moltiplicate,
Ch’a doppio son più che l’Orse nel cielo:
Gatte ci son c’han tutto bianco il pelo,
Gatte nere ci son, gatte pezzate;
Gatte con coda, gatte discodate:
Una gatta con gobba di cammelo
Vorrei vedere e vestita di velo
Come bertuccia; or che non la trovate?
Guardinsi i monti pur di partorire,
Che s’un topo nascesse, il poverello
Da tante gatte non potria fuggire.
Massara, io t’ammonisco, abbi ’l cervello
E l’occhi0 al lavezzuol ch’è sul bollire:
Corri, ve’, ch’una se ’n porta il vitello.
Vo’ farci il ritornello,
Perché il sonetto a pieno non si loda
Se non somiglia a i gatti da la coda.

martedì 21 maggio 2013

I Gatti nella Poesia





Una misteriosa creatura 
Il gatto è una figura  presente in tutte le epoche e presso tutte le culture,  spesso elevata al rango di divinità.
 Per gli antichi egizi era considerato sacro e veniva raffigurato in dipinti, sculture,  incisioni, ed era associato al culto della dea Iside, dea che aveva il proprio regno nella notte.
 I secoli bui del Medioevo rappresentano un’epoca di persecuzione del gatto, che veniva addirittura visto come la reincarnazione di streghe e di spiriti maligni.


“Un cane è prosa, un gatto è poesia”, scrive il poeta americano Jean Burden. In effetti, vi è un legame molto stretto tra il gatto e la poesia.
La bellezza sfuggente del gatto viene sublimata nell’arte e nella poesia: l’eleganza e il mistero da lui evocato sono stati fonte di ispirazione per i grandi poeti di tutti i tempi, da Neruda a Verlaine, da Keats a Rilke, da Wordsworth a Heine.

Poeti e gatti ─ Torquato Tasso scrisse Sonetto per i miei gatti, in cui si rivolgeva al suo caro felino chiedendogli di prestargli i suoi occhi per poter scrivere anche di notte.
Una delle qualità più affascinanti del gatto è infatti la capacità di vedere le cose invisibili agli occhi di noi esseri umani.

Francesco Petrarca, che amava molto la sua gatta, morì prima della sua adorata bestiola.
Si racconta che alcuni amici, dando prova di grande ferocia e crudeltà, uccisero la gatta e la seppellirono accanto al padrone. Sulla lapide della povera micia posero un epitaffio scritto da 
Petrarca stesso e a lei dedicato, che diceva: “Secondo solo a Laura”.

Anche per Gabriele D’Annunzio il fascino dei gatti era fonte di ispirazione. Così scrisse in Notturno: “E quanti altri esempi di attenzione infantile verso ogni specie di animali! Cercavo l’orecchio nel pesce, spiavo certi errori d’un condottiero di anatre;  perseguitavo la scelleratezza dei conigli, la ferocia delle cavallette verdi; sussultavo alle strida strazianti dei gatti.”

Gatti bizzarri, singolari, curiosi e indaffaratissimi sono quelli che vivono nei vicoli dei bassifondi londinesi.
Sono loro i protagonisti di Old Possum's Book of Practical Cats (Il Libro dei Gatti Tuttofare) del grande poeta americano Thomas Stearns Eliot.
Si tratta di una deliziosa raccolta di poesie dedicate al gatto e alle sue sfuggenti rappresentazioni. È a questi versi che si ispira il famosissimo musical di Andrew Lloyd Webber “Cats”, che è lo spettacolo teatrale più replicato di tutti i tempi.

Charles Baudelaire, poeta maledetto autore de I Fiori del male, dedicò molti versi a questa piccola tigre, creatura misteriosa e affascinante. Scrisse Baudelaire: “Come le grandi sfingi che indugiano attraverso l’eternità in nobili atteggiamenti sulla sabbia del deserto, i gatti osservano tutto senza curiosità, calmi e saggi.” Indimenticabile la poesia Il gatto,  in cui il poeta paragona l’amore per una donna a quello per un micio. “Vieni bel gatto, vieni sul mio cuore amoroso/ Trattieni i tuoi artigli/ Ch'io mi sprofondi dentro i tuoi begli occhi d'agata e metallo/ gode la mia mano ebbra al toccare il tuo corpo elettrico,/ Vedo in spirito la mia donna: profondo e freddo come il tuo, il suo sguardo, bestia amabile,/ Penetra tagliente come fosse una freccia…”



Volete sapere il segreto per diventare scrittori di successo? Il poeta Aldous Huxley lo rivelò ai suoi allievi: "Se volete scrivere, tenete con voi dei gatti".

Fonte
http://www.wewrite.it/Cultura/i-gatti-nella-poesia.html