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mercoledì 3 luglio 2013

I Miti da Sfatare sui nostri Mici

                         Leggende metropolitane sui gatti e i miti da sfatare sui nostri mici



I gatti da sempre  sono vittime di miti popolari, anzi, il folklore è sempre stato particolarmente cattivo con i gatti.
Sin dalla notte dei tempi, soprattutto ai gatti neri, sono stati attribuiti poteri demoniaci, visto che erano considerati i famigli delle streghe.

Ma le leggende metropolitane sui gatti non si fermano qui: anche sulla loro salute e sul loro comportamento sono nati miti puramente inventati che tuttavia continuano ad esserci propinati come se fossero verità assolute. Andiamo dunque a scoprire cosa c’è di vero e cosa c’è di falso in queste leggende metropolitane sui gatti.

Non è vero che… il gatto senza vibrisse perde l’equilibrio. E’ vero che il gatto utilizza le vibrisse soprattutto per valutare in condizioni di scarsità di luce la presenza di oggetti nelle vicinanze e scansare ostacoli oppure per interpretare la presenza di altri esseri viventi percependo lo spostamento d’aria che si ripercuote sulle vibrisse, però non c’entrano assolutamente nulla con l’equilibrio. Contate poi che le vibrisse sono comunque dei peli modificati, per cui soggetti anche loro a muta. E’ normale che ogni tanto il gatto perda le vibrisse vecchie per far posto a quelle nuove. Inoltre le vibrisse possono indicare anche lo stato emotivo del gatto in quel momento.

Non è vero che… il gatto prende la tenia mangiando le scatolette. I nostri gatti domestici di solito prendono la tenia, il Dipylidum caninum, ingerendo pulci infette. Quelli in campagna potrebbero prendere la tenia mangiando prede crude come alcuni roditori. Ma le scatolette non fanno assolutamente venire la tenia al gatto.

Non è vero che… al gatto fa bene il latte vaccino. A dire il vero ai gatti piace tantissimo il latte, il problema è che la maggior parte di loro non lo tollera perché non ha gli enzimi necessari per digerirlo. Ed ecco che potrebbe andare facilmente in diarrea.

Non è vero che… il gatto sterilizzato ingrassa. O meglio, è vero che sterilizzando il gatto si eliminano estrogeni e testosterone che tengono attivo il metabolismo, però è anche vero che fondamentalmente il gatto aumenta di peso perché fa poco movimento e perché noi gli diamo da mangiare tutte le volte che lo chiede esagerando con le dosi giornaliere. Lo prova il fatto che la maggior parte dei nostri gatti domestici ha la classica pancetta molle da gatto sterilizzato anche prima della sterilizzazione.

Non è vero che… il gatto fa le fusa solo quando è felice. A dire il vero le fusa nel gatto non indicano solo felicità, piuttosto uno stato di emozione intensa. Ricordatevi che i gatti fanno le fusa anche quando sono molto malati o quando provano molto dolore, esistono anche le fusa pre agoniche che il gatto fa poco prima di morire.

Non è vero che… i gatti cadono sempre in piedi. Prima di tutto, se il gatto cade dal sesto piano di un palazzo, è vero che avrà il tempo di rigirarsi in aria per atterrare sulle zampe, ma la velocità di caduta presa in sei piani di caduta, molto probabilmente provocheranno un impatto tale da provocare comunque fratture al micio. Se invece il gatto cade dal terzo piano in giù, non avrà il tempo materiale di girarsi e quindi potrebbe comunque impattare male sul terreno.

Non è vero che… i gatti rossi sono sempre maschi e i gatti tricolori sono sempre femmine. La maggior parte dei gatti rossi sono maschi, ma esistono anche le femmine. Per quanto riguarda le classiche squame di tartarughe o tricolori sono quasi sempre femmine, ma esistono anche dei rarissimi maschi che presentano un patrimonio genetico XXY e sono sterili. Nel corso della mia pratica ho solo visto un maschio squama di tartaruga.

Non è vero che… i gatti neri portano sfortuna. Perché discriminare un micio per il colore del suo pelo? Il problema è che nel medioevo i gatti neri venivano associati al diavolo e alle streghe, però visto che non siamo più nel medioevo è ora di smettere di credere a queste superstizioni.

Non è vero che… i gatti rubano il respiro. Ebbene sì, ci sono persone convinte che i gatti possano rubare il respiro ai neonati o anche alle persone adulte. Ovvio che se un gatto si accomoda col sederone sulla faccia di un bambino piccolo, potrebbe impedirli di respirare, ma non gli ruba il respiro per qualche motivo demoniaco. Ho sempre dormito con gatti acciambellati sulla testa o sul torace e a parte il disagio di dover sopportare cinque chili di peso e di fusa sul torace, non ho mai avuto particolari problemi di respiro.

Non è vero che… i gatti prevedono la morte delle persone accoccolandosi vicino ai moribondi. Esiste una spiegazione perfettamente razionale: il gatto, come ben sappiamo, ama stare vicino alle fonti di calore. Una persona in fin di vita, potrebbe avere una temperatura corporea più alta oppure è semplicemente per stare calda ha più coperte su di lei, per cui ecco che il gatto approfitta della situazione e si acciambella dove fa più caldo.


Fonte
http://www.petsblog.it/post/30105/leggende-metropolitane-sui-gatti-miti-e-da-sfatare-sui-nostri-mici-veterinario-petsblog

sabato 30 marzo 2013

Non esiste il Gatto nello Zodiaco Cinese



"Lo sapevate che nello Zodiaco Cinese non esiste il Gatto come Segno?
C'e' un motivo per cui non esiste ..una leggenda ne parla....


L'astrologia cinese è la tradizione astrologica che si è sviluppata parallelamente all'astronomia tradizionale a partire dall'XI secolo a.C. in Cina ed è basata su un calendario lunisolare e su alcune tradizionali unità di misura del tempo.
Questa astrologia è strettamente collegata alla filosofia cinese, dalla quale mutua (tra gli altri) i concetti di yin e yang, dei cinque elementi, dei dieci tronchi celesti e dei dodici rami terrestri.

Lo zodiaco cinese 


Le leggende 
Esistono diverse leggende che raccontano l'origine dello zodiaco cinese, che è formato nell'ordine da Topo, Bufalo, Tigre, Coniglio, Drago, Serpente, Cavallo, Capra, Scimmia, Gallo, Cane e Maiale.
Secondo una leggenda il Buddha, nel presentimento della sua fine sulla Terra, chiamò a raccolta tutti gli animali della terra, ma solo 12 andarono ad offrire il loro saluto.
Come premio per la loro fedeltà il Buddha decise di chiamare ogni anno del ciclo lunare con il nome di ciascuno dei 12 animali accorsi.
 Il topo, furbo e veloce di natura, arrivò per primo. Il diligente bue arrivò secondo, seguito dall'intrepida tigre e dal pacifico coniglio. Il drago arrivò quinto seguito subito dal suo fratello minore, il serpente. L'atletico cavallo fu settimo e l'elegante capra ottava, subito dopo arrivò l'astuta scimmia, e poi ancora il coloratissimo gallo, il fedele cane per poi finire con il fortunato maiale che arrivò appena in tempo per salutare il Buddha. La leggenda spiega anche come mai il piccolo e furbo topo riuscì a battere il grande e onesto bue. Arrampicandosi sul suo dorso il topo evitò di percorrere la strada e giunto sul luogo saltò il bue e salutò il Buddha.
  Questa leggenda deriva probabilmente dall'incontro tra il buddhismo e le tradizioni cinesi.



In un'altra leggenda, l'Imperatore di Giada, sovrano del Cielo e della terra, decise di visitare la Terra personalmente.
Si stupì nell'ammirare le creature terrestri. Decise di prenderne dodici, da portare al Cielo, per mostrarle agli esseri divini.
Gli animali che portò via furono: un topo, un toro, una tigre, un coniglio, un drago, un serpente, un cavallo, una capra, una scimmia, un gallo, un cane e un maiale.

 Il gatto, il più bello degli animali, chiese al topo di informarlo il giorno in cui l'Imperatore di Giada sarebbe venuto a prenderli. Ma il topo, geloso della bellezza del gatto, non lo informò. Conseguentemente, il gatto non si presentò all'arrivo dell'Imperatore di Giada, e fu sostituito dal coniglio.
 L'Imperatore di Giada, affascinato dagli animali, decise di attribuire ad ognuno di essi un anno del calendario.
  Quando il gatto venne a sapere cosa era successo, si arrabbiò furiosamente con il topo. Così la leggenda spiega anche l'origine dell'inimicizia tra gatti e topi.



I dodici segni 
Uno dei cicli su cui si basa l'astrologia cinese è di dodici anni, ognuno dei quali corrisponde a un segno dello zodiaco:
     
Topo ( Shǔ) - I nati sotto questo segno sono dotati di fascino ed hanno capacità di attrarre; sono anche grandi lavoratori.


Bufalo o Bue ( Niú) - I nati sotto questo segno sono pazienti e poco loquaci, ma ispirano grande fiducia.


Tigre ( Hǔ) - I nati sotto questo segno sono sensibili ed hanno una notevole profondità di pensiero, sono coraggiosi.


Coniglio o Lepre ( Tù). I nati sotto questo segno hanno molto talento e sono ambiziosi; dimostrano notevole capacità negli affari.


Drago ( Lóng) - I nati sotto questo segno godono di buona salute e dispongono di grandi energie, ma sono alquanto testardi.


Serpente ( Shé) - I nati sotto questo segno parlano poco, sono molto saggi e generosi.


Cavallo ( Mǎ) - I nati sotto questo segno sono simpatici e molto gioiosi, ma rischiano di parlare un po' troppo.


Capra o Pecora ( Yáng) - I nati sotto questo segno sono eleganti ed hanno notevoli capacità artistiche.


Scimmia ( Hóu) I nati sotto questo segno sono imprevedibili, inventivi, abili, e flessibili.


Gallo ( Jī) - I nati sotto questo segno sono sempre affaccendati e ritengono di avere sempre ragione, anche se qualche volta sbagliano.


Cane ( Gǒu) - I nati in questo segno sono fedeli e leali, talvolta anche egoisti ed eccentrici.


Maiale o Cinghiale ( Zhū) - I nati sotto questo segno sono coraggiosi e cavallereschi, non arretrano mai e si dimostrano gentili con il prossimo.


I 5 elementi naturali identificati dall'astrologia cinese (Acqua, Metallo, Fuoco, Terra e Legno) concorrono a determinare il carattere delle persone assieme all'animale di riferimento.

Gli elementi naturali si succedono annualmente all'interno del ciclo principale di 60 anni associandosi con l'animale di riferimento. 

Fonte
http://it.wikipedia.org/wiki/Astrologia_cinese

giovedì 21 marzo 2013

MANEKI-NEKO - Il Gatto che porta fortuna




Non bisogna stare in Giappone a lungo per imbattersi in un maneki-neko.
 Da un personaggio di un cartone animato di una televisione privata a una grande statua in plastica con zampe meccaniche mobili accucciato davanti a un negozio, l’immagine del gatto pencolante e fortunato ha permeato ogni aspetto della vita giapponese.

Quel che sembra essere nulla più di una stucchevole trovata commerciale, risulta avere le sue radici in una lunga tradizione di superstizione, leggende e cultura popolare.

La credenza nei poteri sovrannaturali del gatto non è solo giapponese; lungo tutta la storia il gatto è stato venerato, riverito o temuto nella maggior parte delle culture del mondo.
 In origine i gatti furono considerati per la loro abilità nel controllare la popolazione dei roditori i quali distruggevano le scorte dei cereali e disseminavano malattie.

Questa pratica ebbe inizio e si sviluppò nell’antico Egitto, considerato allora il granaio del mondo, e permane fino ai nostri giorni.
La natura del gatto come predatore dal sangue freddo fu pure riconosciuta e rispettata da noi nel Medioevo durante i giorni della peste portata dai ratti.
Ironicamente fu proprio la sua natura, combinata con le abitudini notturne, che portò ad associare la sua immagine con il diavolo e la stregoneria.
 Idea che permea tutta la tradizione occidentale.
  Ma il gatto continua a essere adorato come una deità e gioca ruoli importanti nelle cerimonie religiose e occulte in tutta l’Asia.

I gatti giunsero in Giappone circa 1000 anni fa attraverso la Cina, portati dagli allevatori dei bachi da seta, i quali credevano che i gatti proteggessero il filugello.
Tuttavia, sino alla nascita della leggenda del maneki-neko, i gatti avevano la reputazione di essere malvagi o simili al diavolo.

Secondo la tradizione infatti, in Giappone gli animali portafortuna erano sia i nativi tanuki (procioni) che la inaki (la dea volpe dei raccolti).
 Questi due animali erano riconosciuti come portatori di buona fortuna per gli affari e spesso i negozi esponevano le loro statue e immagini, allo stesso modo in cui oggi si espone il maneki-neko.
Siccome un vecchio proverbio cinese recita che un gatto che si lava la faccia è un segno di buona fortuna, si pensava che originariamente il maneki-neko non fosse altro che un gatto che si lavava la faccia. Alla fine, col passare dei secoli, la reputazione del gatto in Giappone, si trasformò da quella di cacciatore vagabondo a quella di portatore di fortuna, felicità e salute.

L’origine esatta della tradizione attuale è piuttosto controversa, iniziò forse nel XVI secolo e si sviluppò in Osaka o in Edo.
 Le leggende intorno al maneki-neko sono innumerevoli, ma il tema dominante rimane lo stesso, un gatto randagio trattato bene, che porta fortuna e buona sorte alla persona che gli fu amica.
La validità di simili storie sui poteri sovrannaturali del gatto può essere messa in dubbio, ma rimane il fatto che la gente lo compera.
Siccome se ne vendono milioni, un cinico potrebbe suggerire che il vero istigatore di simili favole fosse in realtà un fabbricante di statue di gatti. Mah!

Ne vengono modellate ogni hanno in quantità impressionanti, con tutti i materiali immaginabili, dal legno alla cartapesta, dal ferro alla porcellana; solo la forma è la stessa, un gatto seduto con un bavaglino e una campanella allacciati al collo e una zampa sollevata in segno di saluto.

Interessante è la posizione delle zampe. Infatti sebbene le rappresentazioni con la zampa sinistra sollevata siano più comuni di quelle con la zampa destra alzata, la ragione esatta della differenza non è chiara.

Alcune voci dicono che la zampa sinistra sollevata significano denaro e fortuna, mentre la destra significa buona fortuna e salute.
Altre sostengono che la sinistra propizi gli affari e la destra la famiglia.
Una credenza popolare è quella che consiglia di comprare un maneki-neko al mese, alternando la zampa sinistra per i mesi dispari e quella destra per i pari, alla fine di 48 mesi ci si sarebbe assicurati la buona fortuna per la durata di tutta la vita, sia dal punto di vista professionale che personale.

 E poi attenzione, più è alta la zampa sollevata, maggiore è la buona sorte!

Il maneki-neko è pure rappresentato in una vasta gamma di colori, ognuno dei quali ha un suo significato.
Quello più comune è il bianco, che significa già di per sé buona fortuna.
Il nero assicura protezione contro le malattie, il giallo oro porta denaro e fa avverare i desideri, il giallo propizia l’amore, il verde il successo negli esami e l’azzurro la sicurezza personale.
 Per tutte queste esigenze sono nati dei negozi appositi specializzati in maneki-neko. 

Non mancano i collezionisti ed esiste anche la loro associazione che conta 800 membri sparsi in tutto il mondo.
Per una quota annua di 3000 yen, si riceve un bollettino trimestrale dove vengono fornite informazioni specifiche dove acquistare i pezzi più preziosi.

Vengono organizzate pure gite in molte parti del Giappone, per visitare i laboratori di artisti rinomati.

Chi è incuriosito dal meneki-neko deve visitare l’area del Tempio di Ise, durante la festività chiamata Kuru Fuku Maneki Neko Matsuri, alla lettera la festa del gatto gesticolante che porta fortuna, che si svolge sempre il 29 settembre (Kuru 9 - Fuku 29) e dura fino al 10 ottobre.
 Sebbene non collegata da un punto di vista religioso con il Tempio di Ise, vi sono alcuni negozi specializzati di maneki-neko nelle vie commerciali vicine.
Durante la celebrazione poi non mancano le numerose bancarelle che vendono oggetti legati al gatto che saluta.
Oltre a Ise anche Tokonoma, che può essere raggiunta tramite la linea Meitetsu-Tokonoma, è famosa per la preziosità delle effigi del gatto.

Il maneki-neko è realtà o finzione?
Qualunque sia la risposta, la credenza nei suoi poteri rimane forte e così attuale che oggi le immagini dei gatti portafortuna appaiono perfino regolarmente negli annunci economici dei maggiori quotidiani giapponesi.
 Ben poche delle piccole imprese commerciali in Giappone si sentirebbero complete senza la loro immagine del gatto fortunato.

Così ciò che iniziò come una bizzarra storia di gatti è diventato parte integrante della cultura giapponese.

Fonte
http://www.tuttocina.it/fdo/manek.htm#.UUr9zRcyIUQ

lunedì 11 marzo 2013

Saggezza degli Indiani D'America


SAGGEZZA DEGLI INDIANI D'AMERICA (Wisdom of Native Americans)






                                      
"Ogni cosa è sacra.
Ogni cosa vive.
Ogni cosa ha una coscienza.
Ogni cosa ha uno spirito. "

Music: sacred spirit - Yeha Noha 

(SAUPAQUANT WAMPANOAG)

Piccolo omaggio ad un grande popolo che sapeva vivere in armonia con la natura








la Leggenda del Ponte sull'Arcobaleno

Un'antica leggenda degli Indiani D'America, un posto dove tutti gli animali possono vivere felici per sempre...





Song: Yiruma - "River flows in you"

giovedì 7 marzo 2013

IL Gatto Nero e le sue Contraddizioni




Il gatto nero e la sua storia antichissima: contraddittoria, ambivalente, misteriosa...

Alcuni pensano porti sfortuna, altri che porti fortuna.

Lui, in realtà, porta solo bellezza, dolcezza e amore, come tutti i gatti

a cura di Adriana Silvestro

A quale gruppo di persone apparteniamo? A quelle che se un gatto nero attraversa la loro strada si fermano, aspettano e fanno passare prima qualcun altro (così la sfortuna se la becca lui ...) oppure a quelle che non notano assolutamente che è nero o che, se lo notano, cercano di non credere alle superstizioni?

L'erronea credenza popolare che considera i gatti neri come portatori di sfortuna ha origini antichissime e si è tramandata in modo inossidabile di epoca in epoca, anche se non in tutte le regioni del mondo.
Molti ne sono ancora suggestionati e tra un "ci credo" e un "ma no, non è vero", si opta spesso per uno scarmantico: "Non ci credo, però .. non si sa mai!"

L'origine del misterioso potere attribuito ai gatti neri è da ricercarsi nell'antico Egitto, paese in cui il culto della dea Bastet, la dea gatto, rese i gatti animali sacri.
 Ma il gatto era anche vicino ad un altro culto, quello della dea Iside (Artemide per i Greci e Diana per i Romani), che era la dea della notte, il cui colore era appunto il nero.

La notte è sempre stata per l'umanità motivo di paura, ma ha anche esercitato una seduzione magica.
 La notte è il momento in cui, sia mentalmente sia fisicamente, si allenta il livello di attenzione e tensione e si diventa facili prede dei sogni  e dell'immaginazione e, quindi, potenzialmente vittime più indifese di poteri oscuri e misteriosi.

E' naturale che il gatto nero diventasse l'animale più caro alla dea della Notte e il suo rappresentante prediletto sulla terra.
Un gatto nero nella notte è quasi invisibile, ma se i suoi occhi incontrano una luce, brillano in modo inquietante: appartiene alla terra una visione simile?
Si può rabbrividire e arrivare a pensare che tale creatura venga a farci visita da un "altro" mondo...

Ma Iside era anche la Dea della fortuna e da qui ebbe inizio un altro filone delle credenze legate al gatto nero, opposto a quello più noto: anche lui, incarnazione animale della Dea, aveva poteri protettivi.
Presso i Romani e altri popoli dell'antichità un gatto nero, per esempio, era considerato di buon auspicio sulle navi.

Il Cristianesimo segnò però la fine dei culti pagani.
 I gatti per molti secoli non godettero di grande fortuna.
Nei suoi riguardi si operò in modo atroce: si seppellirono i gatti per "seppellire" i culti pagani.

"I missionari cristiani usarono la contraddittoria percezione del gatto a loro vantaggio e diffusero l'idea che per assicurarsi un buon raccolto fosse necessario seppellire nel campo, durante la semina, un gatto nero. Non contenti, introdussero anche la tradizione  di sacrificare un gatto come "ringraziamento" per il raccolto."

I gatti non smisero di essere considerati dall'umanità animali dotati di poteri misteriosi, ma sempre più diffusamente tali poteri assunsero una connotazione maligna: i nostro amati mici furono per secoli considerati inviati del demonio e creature malvage alleate delle donne, spesso considerate, a loro volta, delle streghe.
Con l'Inquisizione iniziò la loro metodica persecuzione, in special modo quella dei gatti neri.

Donne e gatti finirono sul rogo a migliaia.

Per quel che riguarda  il gatto nero, le credenze si divisero in due "correnti di pensiero" opposte: gli furono attribuiti sia poteri negativi (portare sfortuna), sia, al contrario, poteri positivi (portare fortuna), come accadde nei paesi anglosassoni, dove si diffuse l'idea che chi riusciva a conquistare la simpatia di una di queste piccole panterine, avrebbe incontrato buona fortuna sul suo cammino: un "amichetto del diavolo" meglio averlo come amico che come nemico, giusto?

Secondo questa tradizione un gatto nero portava, dunque,  benessere, amore e soldi.
Ne sono ancora testimonianza alcuni proverbi inglesi: "Se un gatto nero viene perduto, mille guai capiteranno alla famiglia", "Quando il gatto di casa è nero la ragazza senza amore non resterà davvero, "Bacia il gatto nero e ti farà grasso; bacia il gatto bianco e ti farà magro." Si pensa anche che un gatto nero tenuto in casa, assorbendo le energie negative, le neutralizzi e tenga quindi al sicuro da loro la famiglia.

Anche la superstizione del "gatto nero porta sfortuna", che ha gravato sul destino dei gatti neri per secoli, è continuata però fino ai nostri giorni.
 I gatti neri vengono abbandonati con maggior frequenza degli altri, spesso vengono investiti di proposito dagli automobilisti e durante la notte di Halloween non pochi sono quelli che rischiano di diventare vittime di riti satanici, tanto che i volontari dell'Associazione Aidaa da alcuni anni pattugliano durante tale notte vari luoghi sensibili, in special modo i cimiteri

Ma se ci allontaniamo dalle credenze più popolari, troviamo il gatto nero protagonista di opere d'arte e quasi un "portabandiera" della libertà di pensiero e di costumi: oppresso dalla pochezza di spirito e dall'oscurità della Chiesa nei suoi secoli peggiori, il gatto nero è diventato anche  il simbolo della più libera creatività umana.

Famosissimo è il dipinto di Edouard Manet "Olympia", che suscitò un grande scandalo, non perché vi fosse rappresentata una donna nuda, ma perché la donna nuda rappresentata è una prostituta dell'epoca. E accanto a lei sul letto? Ben piazzato un bel gatto nero!

Celebre è stato anche il locale "Le Chat Noir" di Parigi la cui insegna fu dipinta da Thèophile-Alexandre Steinlen, particolarmente amante dei gatti: il ritrovo di artisti ed intellettuali della Belle Epoque non poteva avere che il nome del gatto più amato e temuto della storia: finalmente liberato da ogni connotazione di negatività, diventa l'icona della più affascinante e sfrenata vitalità.

Senza dimenticare il primo vero "micio-mito" dei cartoon, l'immortale "Felix The Cat", che, non a caso, è completamente nero.

Un gatto nero che si trasforma in una terribile maledizione per colui che gli ha fatto del male è, invece, il protagonista del racconto "Il Gatto Nero" di Edgar Allan Poe.

Il gatto di Poe può rappresentare, forse, la vendetta di tutta la stirpe dei gatti neri nei confronti della stupidità umana. Stupidità, ormai, millenaria.

Fonte
http://www.farminachannel.com/d_viewarticolo.php?articolo=1762