giovedì 7 marzo 2013

IL Gatto Nero e le sue Contraddizioni




Il gatto nero e la sua storia antichissima: contraddittoria, ambivalente, misteriosa...

Alcuni pensano porti sfortuna, altri che porti fortuna.

Lui, in realtà, porta solo bellezza, dolcezza e amore, come tutti i gatti

a cura di Adriana Silvestro

A quale gruppo di persone apparteniamo? A quelle che se un gatto nero attraversa la loro strada si fermano, aspettano e fanno passare prima qualcun altro (così la sfortuna se la becca lui ...) oppure a quelle che non notano assolutamente che è nero o che, se lo notano, cercano di non credere alle superstizioni?

L'erronea credenza popolare che considera i gatti neri come portatori di sfortuna ha origini antichissime e si è tramandata in modo inossidabile di epoca in epoca, anche se non in tutte le regioni del mondo.
Molti ne sono ancora suggestionati e tra un "ci credo" e un "ma no, non è vero", si opta spesso per uno scarmantico: "Non ci credo, però .. non si sa mai!"

L'origine del misterioso potere attribuito ai gatti neri è da ricercarsi nell'antico Egitto, paese in cui il culto della dea Bastet, la dea gatto, rese i gatti animali sacri.
 Ma il gatto era anche vicino ad un altro culto, quello della dea Iside (Artemide per i Greci e Diana per i Romani), che era la dea della notte, il cui colore era appunto il nero.

La notte è sempre stata per l'umanità motivo di paura, ma ha anche esercitato una seduzione magica.
 La notte è il momento in cui, sia mentalmente sia fisicamente, si allenta il livello di attenzione e tensione e si diventa facili prede dei sogni  e dell'immaginazione e, quindi, potenzialmente vittime più indifese di poteri oscuri e misteriosi.

E' naturale che il gatto nero diventasse l'animale più caro alla dea della Notte e il suo rappresentante prediletto sulla terra.
Un gatto nero nella notte è quasi invisibile, ma se i suoi occhi incontrano una luce, brillano in modo inquietante: appartiene alla terra una visione simile?
Si può rabbrividire e arrivare a pensare che tale creatura venga a farci visita da un "altro" mondo...

Ma Iside era anche la Dea della fortuna e da qui ebbe inizio un altro filone delle credenze legate al gatto nero, opposto a quello più noto: anche lui, incarnazione animale della Dea, aveva poteri protettivi.
Presso i Romani e altri popoli dell'antichità un gatto nero, per esempio, era considerato di buon auspicio sulle navi.

Il Cristianesimo segnò però la fine dei culti pagani.
 I gatti per molti secoli non godettero di grande fortuna.
Nei suoi riguardi si operò in modo atroce: si seppellirono i gatti per "seppellire" i culti pagani.

"I missionari cristiani usarono la contraddittoria percezione del gatto a loro vantaggio e diffusero l'idea che per assicurarsi un buon raccolto fosse necessario seppellire nel campo, durante la semina, un gatto nero. Non contenti, introdussero anche la tradizione  di sacrificare un gatto come "ringraziamento" per il raccolto."

I gatti non smisero di essere considerati dall'umanità animali dotati di poteri misteriosi, ma sempre più diffusamente tali poteri assunsero una connotazione maligna: i nostro amati mici furono per secoli considerati inviati del demonio e creature malvage alleate delle donne, spesso considerate, a loro volta, delle streghe.
Con l'Inquisizione iniziò la loro metodica persecuzione, in special modo quella dei gatti neri.

Donne e gatti finirono sul rogo a migliaia.

Per quel che riguarda  il gatto nero, le credenze si divisero in due "correnti di pensiero" opposte: gli furono attribuiti sia poteri negativi (portare sfortuna), sia, al contrario, poteri positivi (portare fortuna), come accadde nei paesi anglosassoni, dove si diffuse l'idea che chi riusciva a conquistare la simpatia di una di queste piccole panterine, avrebbe incontrato buona fortuna sul suo cammino: un "amichetto del diavolo" meglio averlo come amico che come nemico, giusto?

Secondo questa tradizione un gatto nero portava, dunque,  benessere, amore e soldi.
Ne sono ancora testimonianza alcuni proverbi inglesi: "Se un gatto nero viene perduto, mille guai capiteranno alla famiglia", "Quando il gatto di casa è nero la ragazza senza amore non resterà davvero, "Bacia il gatto nero e ti farà grasso; bacia il gatto bianco e ti farà magro." Si pensa anche che un gatto nero tenuto in casa, assorbendo le energie negative, le neutralizzi e tenga quindi al sicuro da loro la famiglia.

Anche la superstizione del "gatto nero porta sfortuna", che ha gravato sul destino dei gatti neri per secoli, è continuata però fino ai nostri giorni.
 I gatti neri vengono abbandonati con maggior frequenza degli altri, spesso vengono investiti di proposito dagli automobilisti e durante la notte di Halloween non pochi sono quelli che rischiano di diventare vittime di riti satanici, tanto che i volontari dell'Associazione Aidaa da alcuni anni pattugliano durante tale notte vari luoghi sensibili, in special modo i cimiteri

Ma se ci allontaniamo dalle credenze più popolari, troviamo il gatto nero protagonista di opere d'arte e quasi un "portabandiera" della libertà di pensiero e di costumi: oppresso dalla pochezza di spirito e dall'oscurità della Chiesa nei suoi secoli peggiori, il gatto nero è diventato anche  il simbolo della più libera creatività umana.

Famosissimo è il dipinto di Edouard Manet "Olympia", che suscitò un grande scandalo, non perché vi fosse rappresentata una donna nuda, ma perché la donna nuda rappresentata è una prostituta dell'epoca. E accanto a lei sul letto? Ben piazzato un bel gatto nero!

Celebre è stato anche il locale "Le Chat Noir" di Parigi la cui insegna fu dipinta da Thèophile-Alexandre Steinlen, particolarmente amante dei gatti: il ritrovo di artisti ed intellettuali della Belle Epoque non poteva avere che il nome del gatto più amato e temuto della storia: finalmente liberato da ogni connotazione di negatività, diventa l'icona della più affascinante e sfrenata vitalità.

Senza dimenticare il primo vero "micio-mito" dei cartoon, l'immortale "Felix The Cat", che, non a caso, è completamente nero.

Un gatto nero che si trasforma in una terribile maledizione per colui che gli ha fatto del male è, invece, il protagonista del racconto "Il Gatto Nero" di Edgar Allan Poe.

Il gatto di Poe può rappresentare, forse, la vendetta di tutta la stirpe dei gatti neri nei confronti della stupidità umana. Stupidità, ormai, millenaria.

Fonte
http://www.farminachannel.com/d_viewarticolo.php?articolo=1762
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