domenica 28 luglio 2013

IL Gatto e la Navigazione



Dal suo primo viaggio in mare, a bordo dell'arca di Noè, il gatto ha saputo farsi rispettare dai marinai, al punto di divenirne la mascotte.
Entrato a pieno diritto nel vocabolario della gente di mare,
il gatto ha lasciato la sua impronta anche nella storia della marina.



Fu in compagnia dei Vichinghi, a bordo dei loro potenti drakar, che alcuni gatti norvegesi fecero vela verso la Vinland (costa occidentale dell'America Settentrionale). Poi arrivarono i Pilgrim Fathers (*), i quali sulla celebre Mayflower avevano anch'essi dei gatti, che vengono nominati nei loro diari di viaggio. Benché lo spazio a bordo dei vascelli fosse ridotto, era tradizione portarsi dietro uno o più gatti.. I topi che frequentavano le stive causavano, infatti, danni considerevoli: contaminando le scorte alimentari deperibili essi minacciavano l'equipaggio di carestia e le popolazioni terrestri con la peste… I gatti erano così incaricati di sterminare i roditori indesiderabili e, non ultimo, di colmare la solitudine dei marinai con la loro semplice presenza, rallegrandoli con le loro capriole.
 Così, in cambio di "vitto e alloggio", messer gatto rendeva servigi inestimabili agli armatori, tanto che le compagnie di assicurazione si rifiutavano di rimborsare i danni provocati dai roditori se non c'erano gatti a bordo… Sfortunatamente, la caccia, attività di solito gratificante per il piccolo felino, si risolveva in una lotta impari in quanto i topi pullulavano…! Così il cacciatore rinchiuso nella cambusa per compiere il suo dovere, diveniva a volte preda dei topi che lo divoravano! Come regola generale, il gatto si accontentava di uccidere quelli che Calmette (il medico e batteriologo francese che, con Guérin, mise a punto il vaccino contro la tubercolosi) soprannominò "i commessi viaggiatori in germi di morte per l'umanità" e di giocare con le loro spoglie, senza mangiarle; i resti della cucina ed i supplementi (prelevati dai pasti degli uomini dell'equipaggio o forniti dai pesci volanti che ricadevano sul ponte della nave) bastavano, infatti a saziare i micioni marinai!

Il talento di cacciatore, le stranezze, unite ad un'intelligenza straordinaria, facevano del gatto un compagno fedele, apprezzato da tutti, dal capitano al mozzo. Si dice che un ufficiale che aveva un giorno liberato un gatto da un amo infilzatosi tra le sue labbra si vide, da quel momento in poi, regalare tutti i giorni le prede che il micio riconoscente catturava.
Nulla era troppo bello per il gatto, che godeva di ogni privilegio: esso aveva accesso a tutte le parti del vascello, condivideva i pasti dei marinai e, giunta la notte, la loro cuccetta, ricevendo complimenti e carezze per le sue "abili catture".

Durante gli scali, il gatto si vedeva autorizzato ad abbandonare il vascello per la terraferma, proprio come i marinai. Ma poi non tornava mai sull'imbarcazione iniziale: preferiva a volte cambiare di bordo per una cucina più raffinata o, meglio ancora, restare sul molo, da vecchio "lupo di mare" facendosi così terreno.
Ne "I Gatti" Champfleury fa un ritratto commovente di alcuni mici. compagni di sfortuna di un giovane mozzo, Michel, dimenticato insieme ad essi dopo l'abbandono del vascello in seguito ad un affondamento. Grazie ai piccoli felini che si fregavano contro di lui, il giovane riprende coraggio e pompa fuori acqua, dopo aver acceso le luci di soccorso. Egli scampa così alla morte, poiché un brigantino americano, visti i suoi segnali, lo prende a bordo insieme ai suoi "amici di sfortuna": bene ha fatto il giovane mozzo a condividere con i piccoli felini i suoi magri pasti perché, in loro assenza, si sarebbe lasciato andare alla disperazione senza la minima possibilità di sopravvivere…

Un tempo, i marinai vedevano negli auspici del mare e nel cattivo tempo delle manifestazioni di magia nera. Sensibili alle variazioni atmosferiche, i gatti divennero quindi fonte di superstizioni che lasciarono tracce nel linguaggio della gente di mare.
In Francia, il temine chatte (gatta) designa una piccola imbarcazione dal fondo piatto utilizzata per il cabotaggio.
Anche il lessico marinaresco italiano registra i termini "gatto" e "gatta", che però hanno un'etimologia diversa rispetto al gatto inteso come felino, in quanto derivano dal latino gabata (scodella). Anticamente "gatta" indicava una nave coperta, mentre con il termine "gatto" ci si riferiva ad una nave rostrata e anche alla coffa. Lo stretto passaggio aperto nella piattaforma della coffa veniva chiamato "buco del gatto".
I marinai inglesi hanno un vocabolario felino alquanto ricco: la corsia della barca non è altro che la "passeggiata del gatto" (cat's walk), una leggera brezza diventa una "zampa di gatto" (cat's paw) e, quando il vento sembra girare, si controllavano i "salti del gatto".
I marinai disobbedienti subivano il supplizio del "gatto a tre code", flagellazione con una frusta formata da nove strisce di sinistra memoria… Si evitava di navigare quando un gatto miagolava durante la recita del rosario all'indirizzo di un marinaio, perché era presagio di una traversata difficile, piena di insidie. In base ad un'altra credenza, si incitava l'equipaggio a procedere al rituale che consisteva nel rinchiudere un gatto in una pentola di ferro per far avanzare l'imbarcazione quando il vento si rifiutava di soffiare…

Navigatori a quattro zampe, i nostri "Colombo" felini hanno lasciato la loro impronta nella storia della marina.

(*) I Pilgrim Fathers: Puritani separatisti della Chiesa ufficiale d'Inghilterra ed esposti a persecuzioni religiose, i "Padri Pellegrini" presero il mare a bordo della Mayflower il 6 settembre 1620. Dopo due mesi e mezzo di traversata, essi approdarono sulle coste americane, fondarono il Mayflower Compact, la prima costituzione americana. Essi furono quindi i fondatori di quelli che sarebbero diventati gli Stati Uniti d'America.

Fonte
http://www.kiwithecat.it/gatto_navigazione.htm
Posta un commento