lunedì 18 marzo 2013

Significato e Simbologia Degli Animali




Nella simbologia gli animali vengono utilizzati per rappresentare determinate caratteristiche degli dei e degli uomini.
 La simbologia degli animali permette una visione microcosmica dell’universo e dell’essere umano.

Gli animali esprimono la dimensione istintiva e pulsionale dell’uomo, sia nella sua natura positiva sia nella sua natura negativa, a seconda se sono assoggettati o no ai sensi e alle passioni.
Inoltre sono da tramite tra il mondo celeste e il mondo terreno, unione tra la dimensione materiale e quella spirituale.

Ho inserito solo alcuni animali scegliendo soprattutto quelli a noi piu' vicini



Il Gatto
Racchiude in se il lato istintivo della Natura, è un animale libero e indipendente. Perciò è un essere privilegiato per il suo lato criptico e segreto.
Lo compresero gli Egizi che fecero del Gatto una divinità che siede nell’Olimpo degli dei.
L’origine del Gatto risale al periodo terziario, circa 50 milioni di anni fa, discendente del Felis sylvestris libica, il Gatto africano.
Ed è proprio in Africa nell’antico Egitto che si è istaurato il sottile legame esoterico tra l’uomo e il Gatto.
Nell’antico Egitto il Gatto era considerato la manifestazione terrena di Bastet, la dea della salute e divinità protettrice della fertilità, della maternità e delle gioie terrene (danza, musica e sessualità), rappresentata con il corpo di donna e la testa di Gatto.
 Infatti dalle immagini dipinte o scolpite nelle raffigurazioni di tombe e templi è possibile vedere come la dea Bastet era considerata: dea del canto e della danza, della prolificità degli uomini e degli animali, protettrice della maturazione delle messi e dei frutti e dea dell'amore.
Nella sua mano sinistra, spesso veniva raffigurato un amuleto sacro a forma di occhio di Gatto, l'utchat, che aveva poteri magici.
Questo amuleto veniva riprodotto nelle decorazioni delle case, dove proteggeva da furti, malattie ed incidenti, nei templi e nei gioielli.
 Tenuto al collo proteggeva i viaggiatori e regalato agli sposi era auspicio di molti figli. Il Gatto era venerato come un essere sacro, chi uccideva questo animale era punibile con la morte.
Quando un Gatto passava a miglior vita veniva imbalsamato e la sua tomba era posta in un necropoli destinata esclusivamente a questo animale.
Il Gatto è un essere lunare, è l’umido, il femminile, la terra, il notturno, contrapposto al maschile, a tutto ciò che è solare.
 Il Gatto è ritenuto un animale empatico per le sue capacità sensitive tra le quali quella di captare le energie negative dell’ambiente e di catalizzarle su di sé, per questo motivo viene considerato terapeutico per l’uomo.
 Il Gatto conosce istintivamente i segreti del benessere e dell’armonia, infatti i monaci zen ritenevano che era in grado di “mostrare la Via”.
Gran parte delle sue eccezionali qualità dipendono dai sensi. Un udito superfino, un olfatto prodigioso, una vista che funziona anche al buio, sono “strumenti” talmente sofisticati da permettere al Gatto di “vedere” una realtà molto più ampia di quella che è alla nostra portata.
Per questa ragione in passato il Gatto era considerato un essere soprannaturale e c’era chi lo venerava come un dio, come gli antichi egizi, e chi invece lo riteneva diabolico e infernale come accadeva nel Medioevo.


Il cane

Un legame simbolico molto stretto unisce il Cane alla morte, in molte tradizioni antiche: sia nella sua funzione di guardiano delle porte dell’ade, sia come animale psicopompo, nella sua funzione di guida che accompagna i morti nell’aldilà.
 In Egitto, Anubi il dio dei morti, è rappresentato con una testa di Cane o di sciacallo. Garm, Cane mostruoso, della tradizione germano-scandinava, è il guardiano del regno dei morti.




Il Cavallo
E' un animale solare; a causa della sua potente muscolatura e del suo carattere focoso simboleggia la forza dell’energia pulsionale: pericolosa quando è libera e mossa dai sensi, utile per la realizzazione spirituale quando è controllata e dosata.
Domare un Cavallo equivale a padroneggiare le pulsioni interiori.
È la cavalcatura dei messaggeri divini, dei cavalieri o dei guerrieri spirituali.
Ha talvolta una funzione psicopompa, come guida delle anime alla sede ultraterrena.
 Anche il colore del suo manto ha un valore simbolico: il Cavallo bianco, al servizio del bene, il Cavallo nero, del male.
Nell’antichità era praticata l’ippomanzia, attribuendo così al Cavallo un valore profetico.
Secondo una credenza, attraverso l’interpretazione del suo nitrito, del movimento degli orecchi o della coda, si potevano prevedere gli eventi futuri.
Anche presso i Germani e i Celti il cavallo assumeva un ruolo importante nell’arte augurale. Praticavano la cefalomazia, che consisteva nell’utilizzo di teste di animali, soprattutto del Cavallo, per trarne messaggi profetici.
Dopo aver lavato e pulito le teste degli animali, utilizzate per dei rituali di sacrificio, i vaticini venivano pronunciati in base al suono prodotto dalle mascelle.



Il Cervo


è il simbolo della rigenerazione vitale, per il rinnovarsi periodico delle sue corna, che sono paragonate anche ai rami degli alberi per il loro valore allegorico di sviluppo e di unione tra le forze superiori e quelle inferiori.
Quindi le corna sono il simbolo della longevità e del ciclo delle rinascite successive.
Nella leggenda greca di Ciparisso, la morte del cervo è all’origine del cipresso, simbolo dell’immortalità e dell’eternità.
Da tempi antichissimi nell’area circumpolare il Cervo è associato al simbolismo del sole e della luce, incarnandone gli aspetti di creazione e civilizzazione.
 Il Cervo è contrapposto nel simbolismo al toro, elemento della forza cieca generatrice e tipico delle precedenti civiltà matriarcali.
Il Cervo in questa contrapposizione assume l’emblema di animale tipico della civiltà indoeuropea.
 È il principio paterno che si scontra con la “civiltà della madre”; la virilità olimpica contro il mito taurino e materno della fecondità.
In Grecia era consacrato a dei della purezza e della luce, come Apollo e Atena.
Nella tradizione germano-scandinava, il cervo riveste un carattere negativo, visto come principio malefico poiché tenta di distruggere l’albero originario.
 Secondo una leggenda quattro Cervi brucano incessantemente i nuovi germogli del frassino Yggdrasil, per indebolirlo e impedirgli di crescere rigoglioso.




L'aquila
In tutte le tradizioni l’Aquila incarna la potenza cosmica.

 È il re di tutti gli uccelli, avendo il dominio assoluto dell’aria; è l’equivalente celeste del leone.
Dalle sue qualità reali o presunte deriva la sua simbologia. Il suo librarsi verso l’alto nel cielo, fino ad altezze impossibili per l’uomo, lo rende simbolo di qualsiasi movimento ascensionale, dalla terra al cielo, dal mondo materiale al mondo spirituale, dalla morte alla vita.
 Elevandosi verso l’alto, può alimentarsi del fuoco superiore, presente in massima misura nel sole, con un conseguente ringiovanimento.
 È infatti considerato un uccello solare, detto anche “uccello di fuoco”, per la sua capacità di sfidare il sole guardandolo senza bruciarsi e assimilando la potenza dai suoi raggi.
 L’Aquila viene associata al serpente, che contribuisce al suo significato, formando una coppia di opposti complementari, dove l’Aquila simboleggia la luce, il cielo, le forze supreme, mentre il serpente è l’oscurità, la terra, le forze ctonie.
L’Aquila nutrendosi di serpenti incarna idealmente il trionfo del bene sul male.
Universalmente, gli dei, i grandi eroi, i re o capi si appropriano della sua forza scegliendola come loro attributo.
Nelle tradizioni antiche vediamo ripetersi come una costante l’analogia dell’Aquila come vittoria del bene sul male, dell’elemento olimpico su quello titanico. Un mito ellenico ci tramanda la leggenda dell’Aquila, inviata dal dio olimpico Zeus a divorare il fegato del titano Prometeo, come castigo per aver rubato il fuoco agli dei per farne dono agli uomini.
Nell’antica Grecia l’Aquila è l’animale sacro a Zeus, che tradizionalmente è rappresentato seduto in un trono con al suo fianco un aquila dalle ali spiegate.
In India, Garunda è l’Aquila che serve da cavalcatura a Vishnu e illustra la vittoria del bene sul male.
Nella tradizione irano-aria l’Aquila è l’incarnazione della “gloria” dello hvarenò, come forza mistica e un potere dall’alto, che scende sui sovrani e sui capi, li fa partecipi della natura immortale e li testimonia con la vittoria. Infatti negli Arii, che vivevano ogni combattimento come lotta metafisica fra forze olimpiche e forze titaniche, considerandosi come milizia delle prime avevano come loro simbolo l’aquila.
 Circa il concetto dell’immortalità è anche proprio degli antichi egizi.
Solo una parte dell’essere umano è destinata ad una esistenza eterna celeste in stati di gloria, il cosiddetto Ba.
Questa parte nei geroglifici egizi è raffigurata come Aquila. Presso gli Irochesi, Oshadagea, la “grande Aquila della rugiada”, è al servizio del dio del Tuono, Hino.
Porta sulle spalle un lago di rugiada, con la quale innaffia regolarmente la terra, per permettere alla natura di proseguire la sua opera, anche dopo essere stata attaccata dagli spiriti maligni.
Animale psicopompo, accompagna le anime nel loro viaggio dal mondo dei vivi al mondo dei morti. È anche un uccello augurale, di cui gli antichi interpretavano il volo.

Fonte

http://www.mitiemisteri.it/esoterismo/simbologia_degli_animali.html
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