lunedì 4 marzo 2013

Hemingway amava moltissimo i gatti



Ce lo vedete Ernest Hemingway, quel cacciatore spietato meglio noto come scrittore, gran pescatore d’altura e inguaribile donnaiolo, telefonare quasi ogni giorno a casa, per raccomandare di mettere il collirio a Creazy, Ecstasy, Brother, Friendless e Crook, i suoi gatti preferiti?

Lui, che aveva riservato ai suoi felini addirittura un piano della sua grande villa al numero 907 di Whitehead Street (a Cuba), dove Hemingway ha scritto la versione finale di “Addio alle armi” e diventata meta di pellegrinaggi come Museo Hemingway, ne possedeva ben 56!

Hemingway amava moltissimo i gatti. Scrisse in una lettera ad un caro amico: “I gatti dimostrano di avere un’assoluta onestà emotiva. Gli esseri umani, per una ragione o per l’altra, quasi sempre riescono a nascondere i propri sentimenti. I gatti no.”

Nel romanzo “Isole nella corrente”, pubblicato postumo e che viene considerato dai critici il più autobiografico dei suoi libri, Hemingway descrive il protagonista, Thomas Hudson, che riposa teneramente abbracciato al suo micio.
 Si legge: “Aveva il gatto allungato sul petto e tirò una leggera coperta su tutti e due e aprì e lesse le lettere e bevve a piccoli sorsi un bicchiere di whisky annacquato che tra un sorso e l’altro rimetteva per terra.”
 E poi ancora: “Il gatto faceva le fusa, ma lui non lo sentiva perché le fusa del gatto erano mute, e allora lui teneva una lettera in mano e toccava la gola del gatto con un dito dell’altra.”

Fonte
http://gattosiamese.altervista.org/pagina-53659.html
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