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domenica 12 gennaio 2014

Cosa fare in caso di morte del nostro amico quattrozampe



Oggi parliamo di un argomento triste, però inevitabile: come comportarsi in caso di morte del cane o del gatto? Vita e morte sono inestricabilmente collegate, per quanto amiamo i nostri pet da compagnia, siamo consapevoli che la loro vita, purtroppo, dura di meno della nostra e che prima o poi ci troveremo in questa drammatica situazione.

A volte distrutti dal dolore non si sa cosa fare, come comportarsi: ecco che allora vi spiego cosa bisogna fare dal punto di vista burocratico quando il nostro cane e gatto ci lascia. Parlerò prima di cosa fare in caso di morte naturale e poi di cosa fare nel caso dell’eutanasia.

Morte che tutti ci auguriamo per i nostri amici: trovarli morti serenamente addormentati a casa. Questo perché prendere la decisione di sopprimere il nostro cane o gatto è difficile, piena di dolore e di rimorsi. Purtroppo non accade spesso, però ogni tanto succede. Cosa devo fare in questo caso?

Se si tratta di una morte prevista, quindi in caso di cane anziano, magari già malato da tempo, conviene come prima cosa avvisare il veterinario. Se non siete sicuri che il vostro pet sia morto, portatelo direttamente dal veterinario: lui constaterà ufficialmente il decesso. A questo punto, se il cane aveva un tatuaggio o un microchip, il veterinario provvederà a rilasciarvi un certificato di decesso (la maggior parte dei veterinari rilasciano il certificato solo dopo aver personalmente constatato il decesso: non è corretto farlo non vedendo il corpo) che andrà a portato al Servizio Veterinario della vostra Asl entro 15 giorni dalla data del decesso, anche se qui la tempistica è poi variabile a seconda delle Asl di riferimento. Per alcuni si parla di 3 giorni solamente, altre non sono così rigorose. In questo modo il cane verrà cancellato dalle liste dell’anagrafe canina. Per il gatto, invece, non bisogna fare il certificato di morte.

Una dicitura particolare del certificato di morte indica la dichiarazione che il cane non ha morso né persone né animali negli ultimi quindici giorni. Si tratta di una tutela nei confronti della rabbia: se infatti il cane ha morso negli ultimi quindici giorni, non può essere soppresso, soprattutto se c’è stata denuncia di morsicatura perché l’Asl deve assicurarsi che il cane non sia rabido e se viene soppresso diventa poi difficile la procedura. Non omettete questo particolare, perché mettete in seri guai sia voi che il veterinario.

Questa diciamo che è la parte burocratica. Adesso dobbiamo decidere cosa farne del corpo. Fino a qualche anno fa era vietato seppellire il proprio cane e il proprio gatto in giardino, ma fortunatamente adesso questa legge è decaduta. Abbiamo diverse opzioni fra cui optare:

Seppellire il cane o il gatto in giardino: se siete proprietari di un terreno, potete farlo liberamente, ma solo se il vostro veterinario vi ha assicurato che non sia morto per una malattia infettiva che possa contaminare eventualmente le falde acquifere. In Italia quasi sempre è così, quindi si tratta di scavare una buca abbastanza profonda affinché altri animali non possano disseppellirlo, se ce l’avete a disposizione mettere della calce nella buca e deporre il corpicino senza alcun contenitore
Portarlo dal veterinario: normalmente i veterinari sono in contatto con delle ditte di smaltimento che si occupano della cremazione dei cadaveri. Difficilmente le ditte passano a domicilio dai singoli proprietari, altrimenti dovrebbero fare troppi giri, ma sfruttano gli ambulatori come centri di raccolta. In questo caso, solo se il vostro veterinario acconsente a fungere da deposito temporaneo, potrete lasciare il corpo da lui, previo pagamento di una quota di smaltimento che non è stabilita dal veterinario, ma dalla ditta stessa. E ho notato che ci sono ampie variabilità locali per quanto riguarda la cifra. A questo punto devo sottolineare come si tratti di una cremazione multipla: queste ditte inceneriscono nello stesso forno carcasse di bovini, di cavalli e i corpi dei nostri pet, per cui non è possibile richiedere la restituzione delle ceneri
portarlo in un centro di cremazione singola: stanno nascendo un po’ in tutte le regioni dei centri di cremazione singola, con restituzione delle ceneri in urna. Tuttavia i costi di questa metodica sono alquanto elevati

Portarlo in un cimitero per animali: anche qui ce ne sono diversi, il problema sono i costi. Mi ero informata su uno di essi e in pratica funzionava così: previa presentazione del certificato di morte redatto dal veterinario, forniscono una tomba con tanto di lapide e orari di visita in cui tenere il proprio pet per un massimo di cinque anni. Passato questo periodo, i corpi vengono gettati in una fossa comune per far spazio ad altri ospiti. Il problema anche qui sono i costi elevati, mi pare si pagassero i cinque anni anticipati. A prescindere che ogni cimitero poi ha le sue tariffe, mi sembra francamente eccessivo

Eutanasia del cane o del gatto

Purtroppo la maggior parte delle volte, il proprietario si trova costretto a prendere la difficile decisione di sopprimere il proprio compagno. Preciso subito che la legge italiana stabilisce chiaramente che un cane possa essere soppresso solamente in uno di questi tre casi:

cane inguaribile
cane incurabile
cane dichiaratamente aggressivo

Il che significa che non si può sopprimere assolutamente un cane o un gatto perché non si sa più dove tenerlo, perché magari è diventato anziano e sporca un po’ di più in casa, perché con l’arrivo dei figli è diventato troppo impegnativo o via dicendo.

Sarà il veterinario insieme al proprietario a decidere se il cane ormai è diventato incurabile. Questo non significa sopprimere un cane ai primi segni di malattia: a volte mi sento dire per cani cardiopatici o con Leishmania, ‘Beh, ma se tanto non guarisce, perché non sopprimerlo? Inutile farlo soffrire’. Sono d’accordissimo sulla parte del non soffrire, ma quando questa richiesta viene fatta con un cane saltellante, che mangia, attivo, ma che per stare bene ha solo bisogno di prendere qualche medicina, ecco allora il veterinario comincia ad alterarsi un po’. Accanimento terapeutico non vuol dire dare al cane dieci compresse al giorno perché cardiopatico, ma così facendo ha una qualità di vita dignitosa; accanimento vuol dire avere un cane in agonia, che non risponde più ai farmaci e ostinarsi a farlo soffrire e agonizzare per gli ultimi giorni di vita.

Se si decide per l’eutanasia del cane perché la sua qualità di vita non è più accettabile, al cane o al gatto verrà praticata prima un’iniezione di anestesia. Si può optare per la via endovenosa o per la via sottocutanea. Personalmente preferisco la seconda, più che altro perché non voglio stressare un animale che già sta male negli ultimi momenti della sua vita tentando di prendergli una vena. Una volta che il cane si è addormentato, il veterinario praticherà l’iniezione di farmaco eutanasico o in vena o in via intrapolmonare/intracardiaca. Purtroppo spesso a questo punto, a causa della malattia, il cane è così debilitato che la pressione venosa è bassissima, complice anche l’anestesia. Per cui potrebbe essere che non si riesca a prendere una vena, ma che si opti per la via intrapolmonare/intracardiaca: so che fa effetto al proprietario, ma vi assicuro che il cane non sente nulla. Si tratta di una morte dolce, forse l’ultimo regalo che possiamo donargli: passare dalla vita alla morte addormentandosi, senza soffrire più.

Dopo che il veterinario avrà constatato il decesso (il farmaco blocca come prima cosa il respiro, è praticamente immediato l’effetto, il cuore potrebbe battere ancora per qualche minuto, ma si tratta di fibrillazione), deciderete insieme a lui cosa farne del corpicino, esattamente con le stesse modalità di cui vi ho parlato prima per la morte naturale. Durante tutta questa procedura, sarà il proprietario a decidere a cosa assistere: molti preferiscono stare con il proprio cane almeno finché non si addormenta, non assistendo poi all’eutanasia vera e propria, ma qui sta al proprietario decidere cosa riesce e cosa non riesce a sopportare.

La dottoressa veterinaria Manuela risponderà volentieri ai vostri commenti o alle domande che vorrete farle direttamente per email o sulla pagina Facebook di Petsblog. Queste informazioni non sostituiscono in nessun caso una visita veterinaria.

Scritto da: Dottoressa Veterinaria Manuela Chimera

Fonte
http://www.petsblog.it/post/29157/cosa-fare-in-caso-di-morte-del-cane-o-del-gatto-veterinario-petsblog

sabato 5 ottobre 2013

Gatti e raffreddore

L'estate non c'e' piu' arriva la brutta stagione portando con se i soliti fastidi , dolori articolari raffreddori,influenza ecc.
Anche i nostri amici pelosoni non sono esenti da tutto cio',quindi controlliamo  anche  loro...

Cosa fare quando il gatto ha il raffreddore?

Il raffreddore del nostro amico a quattro zampe può dipendere da diverse condizioni che vanno dalla stessa influenza fino alle allergie. Ad ogni modo, qualsiasi sia la motivazione, il raffreddore di un gatto deve esser curato poiché questo crea sicuramente un fastidio all’animale e può esser contagioso. Per capire se il gatto ha preso il raffreddore, bisogna capire se ci sono tutti i sintomi più comuni: parliamo, perciò, di starnuti, difficoltà respiratorie, naso che cola, congiuntivite e tosse. Certe volte, peraltro, capita che il raffreddore faccia passare anche l’appetito al gatto.

Nella maggior parte dei casi, il raffreddore dei gatti si cura proprio come quello degli adulti: in particolar modo, è indispensabile acquistare degli antibiotici, decongestionanti o antivirali, rispettando le indicazioni che darà il veterinario.



Ad ogni modo, se il raffreddore è grave può tornare utile umidificare le vie nasali con un umidificatore per la stanza; peraltro, nel caso fosse voi a lavare il vostro gatto ricordatevi che è indispensabile asciugare nei migliori dei modi il gatto, in maniera da evitare che ci sia un secondo colpo di freddo e che, perciò, si aggravi la situazione. Inoltre, evitate il contatto con gli altri fatti per evitare che il virus si possa diffondere tra gli altri amici a quattro zampe; infine, ricordatevi di pulire spesso le ciotole del gatto durante la giornata poiché questo contribuirà in una guarigione più veloce del vostro gatto. Se, invece, il vostro gatto non ha preso un normale raffreddore da freddo, dovrete agire in base alla motivazione: ad esempio, con l’allergia è indispensabile trattare la causa che ha scatenato l’allergia.



Fonte
http://aquattrozampe.com/blog/gatti/cosa-fare-quando-il-gatto-ha-il-raffreddore/

sabato 28 settembre 2013

Gatti e Punture d'insetto



Il nostro amico peloso è un animale curioso e nella maggior parte delle volte sa bene distinguere gli insetti che possono pungere da quelli innocui.
 Naturalmente è esperienza che gli insegna a farlo e quindi può accadere che venga  punto diverse volte, ma solo in certi casi una puntura di insetto può creargli seri problemi.
Se viene punto, il nostro micio si gratterà sulla parte colpita, spesso diradandosi il pelo, ed è bene allora darci un'occhiata. Sicuramente, se è una puntura di vespa, la parte sarà rossa e gonfia e se il gatto è di indole pacifica, magari si lascerà pure controllare e potrete togliere il pungiglione con una pinzetta e provare a strofinare la zona con un cubetto di ghiaccio racchiuso in una garza o spalmare la parte con un po' di gel all'aloe vera, che riduce il dolore e il gonfiore.

Se invece il micetto ha un carattere davvero vivace e graffiante, teniamolo comunque sotto controllo, come pure se lo vediamo respirare male, perché potrebbe essere necessario l'intervento di un veterinario. Se viene punto in bocca o sulla lingua, magari mentre cercava di masticare un'ape che si stava facendo gli affari propri, e sia mai che l'animale sia allergico al veleno degli insetti, proprio in virtù di passate esperienze pungenti, potrebbe anche avere uno shock anafilattico e allora la corsa dal veterinario deve essere immediata.
Altra puntura, ma non meno fastidiosa e innocua, è quella della zecca. I mici a pelo corto sono avvantaggiati, perché è più facile accorgersene, mentre con quelli a pelo lungo  con tutti quei grovigli e nodi, sono un ottimo nascondiglio per queste bestiacce succhia-sangue. Allora spazzoliamo bene i nostri animaletti, togliamo la zecca, se la becchiamo, e mettiamo loro regolarmente un antipulci che sia anche un'antizecche: ogni quattro settimane una fialetta di Frontline dietro il collo è d'obbligo. Per ora, secondo la mia esperienza, è questo il prodotto più efficace, ma chiedete pure al vostro veterinario. Importante è che il prodotto sia per gatto e non usate quelli scaduti o dei vostri amici padroni di cani.

Ma anche i metodi naturali si possono usare, olii essenziali di eucalipto, di essenza di citronella e di essenza di salvia. Chissà che il collare antipulci preparato seconda questa ricetta, funzioni?

fonte
http://novevite.blogspot.it/2013/04/se-il-gatto-viene-punto-da-un-insetto.html

venerdì 6 settembre 2013

Perché i gatti starnutiscono



Salute! O no?


Il tuo gatto starnutisce e sei preoccupato per la sua salute?
In genere gli starnuti dei gatti non devono preoccupare perché non denunciano un problema serio, ma ciò non deve indurti a sottovalutare il fenomeno, specie se noti che diventa molto frequente. Una delle cause può essere una infezione delle prime vie respiratorie come la rinotracheite, in genere accompagnata da occhi gonfi e lacrimanti, scarso appetito, tosse e anche febbre.
Se la malattia si presenta in forma lieve ti basterà seguire con qualche attenzione in più del solito il tuo pelosetto, pulendogli occhi e naso e cercando di farlo mangiare almeno un po', mentre se noti che il tuo micio sembra molto stanco, non mangia e soprattutto ha difficoltà respiratorie, allora è il caso di sentire il veterinario.

Al di là dei casi più seri, gli starnuti possono essere dovuti per esempio a una sabbietta della lettiera che alza una polvere molto sottile e quindi irritante, o a qualche prodotto chimico che usi in casa come un detergente, un deodorante, un repellente per insetti o altro. C'è poi il capitolo allergie: anche Micio, come te, può soffrirne, e se si riesce a individuare la causa (per esempio la muffa o il polline) è chiaramente meglio cercare di intervenire per rimuoverla. Infine, gli starnuti possono indicare anche un problema dentale come la presenza di un ascesso, perché l'infezione può risalire nella regione nasale e causare gli starnuti. In ogni caso, se non riesci a individuare la ragione degli starnuti frequenti, rivolgiti al tuo veterinario: la visita è certo il modo migliore e più veloce per individuare cosa stia infastidendo il tuo pelosetto.





Fonte
http://donnolatizia.myblog.it/archive/2010/05/17/perche-i-gatti-starnutiscono.html

martedì 13 agosto 2013

Compagni di (lunga) vita

Quanto vive in media un gatto




Al netto di: condizioni di vita particolarmente disagiate, dieta non equlibrata, esposizione a pericoli vari - incidenti, malattie contraibili da altri gatti per i gatti che vivono all'esterno, avvelenamenti e altro - ovvero in condizioni di normalità, la vita media di un gatto è abbastanza lunga e si aggira attorno ai 12-15 anni. Se scegli un gatto come compagno di vita, devi appunto sapere che lui sarà con te per molto tempo, con tutto quello che ne consegue, a partire dalle spese veterinarie fino alla possibilità di prendersene cura anche in tua assenza: c'è chi non rinuncia alla compagnia di Micio anche in vacanza ma non tutti i gatti gradiscono gli spostamenti ed è quindi necessario sapere in precedenza di essere in grado di organizzarsi per i periodi di lontananza da casa.

Tornando all'aspettativa di vita di un gatto, chiaramente il corredo genetico gioca la sua parte - alcune razze, poi, sono più resistenti di altre - e fanno la loro parte non solo le cure veterinarie (e la frequenza delle visite dal veterinario), ma anche quelle che Micio riceve dal padrone, a partire da una alimentazione adeguata ed equilibrata nei vari momenti della sua vita, e lo stile di vita scelto, perché in genere il gatto casalingo vive di più dei felini che vivono anche solo parzialmente all'esterno. Nei casi particolarmente fortunati è possibile quindi arrivare a godere della compagnia del proprio gatto anche per vent'anni o, nei casi davvero eccezionali, anche qualcuno in più.


Fonte
http://donnolatizia.myblog.it/archive/2011/03/29/quanto-vive-in-media-un-gatto.html

sabato 10 agosto 2013

Gatto che beve poco

Gatto che beve poco, qualche consiglio per stimolarlo a bere


Fa caldo e il gatto beve poco, ma è vero o è solo una nostra sensazione? In genere un gatto in salute si regola senza problemi, ma quando fa caldo a volte basta dimenticarsi la ciotola sotto il sole per scoraggiare Micio a dissetarsi. Ecco dunque qualche consiglio, utile soprattutto se il gatto non è in perfetta salute, per esempio subito dopo un'operazione anche di poco conto.

L'acqua deve sempre essere fresca e dunque in estate va cambiata spesso, e la ciotola pulita. Meglio utilizzare una ciotola in ceramica che una in plastica che potrebbe trattenere dei batteri, oppure una ciotola in acciaio: per ognuna di queste la prima indicazione è di posizionarle all'ombra per evitare che si arroventino..

Preferire una fonte di acqua che scorre: investire qualche euro in una ciotola elettrica che fa circolare l'acqua è una ottima scelta per invitare il gatto a bere. Le fontane elettriche sono anche dotate di filtri che trattengono le impurità e - come i padroni di gatti sanno bene - l'acqua che scorre per un gatto è molto invitante.

Offrire il cibo umido invece di quello secco: il cibo umido contiene una buona percentuale di acqua in grado di sopperire in parte al fabbisogno di acqua del gatto. Volendo si può anche aggiungerne un po' al cibo, senza annacquarlo troppo.

Come sempre, se il gatto non vuole saperne di bere o beve molto poco, e soprattutto in caso di inusuale spossatezza o altri comportamenti fuori dalla norma è il caso di sentire l'opinione del veterinario.


Fonte
http://donnolatizia.myblog.it/archive/2013/07/31/gatto-che-beve-poco-qualche-consiglio-per-stimolarlo-a-bere.html

lunedì 5 agosto 2013

La Gastrite nel Gatto


Il termine gastrite descrive una infiammazione acuta o cronica del rivestimento dello stomaco. Il sintomo più comune associato alla gastrite è il vomito. Sebbene in alcuni casi i sintomi possano essere lievi e autolimitanti, in altri possono essere debilitanti e persino pericolosi per la vita dell'animale, rendendo necessarie ospedalizzazione e terapia di supporto intensiva. La gastrite acuta è caratterizzata da vomizione di durata inferiore ai 7 giorni. La gastrite cronica è caratterizzata da vomito intermittente, la cui durata è superiore a 1-2 settimane. Le cause della gastrite sono molteplici. Alcune di esse sono associate a vomizione acuta, mentre altre a vomizione cronica.

In considerazione delle abitudini alimentari indiscriminate (non selettive) dei nostri amici felini, la gastrite è piuttosto comune nei gatti. Non è insolito per un normale gatto sano sperimentare attacchi di gastrite acuta nel corso della vita, specie se il micio è a pelo lungo o abituato a rovistare nella spazzatura. Finché sono di breve durata e autolimitanti, si tende a considerare questi episodi come "anomalie normali".

E' necessario distinguere la gastrite acuta da quella cronica, nonché la gastrite dal rigurgito (l'espulsione passiva retrograda di liquido, muco o cibo non digerito dall'esofago), poiché vi sono patologie, protocolli diagnostici e piani di trattamento differenti per ognuna delle condizioni di cui sopra.

Nei casi di lieve entità, la terapia sintomatica (che include la cessazione della somministrazione di cibo e acqua per un determinato periodo di tempo e la reintroduzione graduale di una dieta leggera) è generalmente curativa. Se il gatto invece continua a manifestare segni di gastrite (vomito, inappetenza, nausea) nonostante la cessazione della somministrazione di cibo e acqua o nel caso il vomito sia accompagnato dalla presenza di sangue, è fondamentale rivolgersi al veterinario il prima possibile. Inoltre, se il gatto sembra sperimentare dolore, malessere o distress, è consigliabile contattare immediatamente il veterinario, poiché potrebbero essere necessarie diagnostica, ospedalizzazione e terapia di supporto.

Cause

Vi sono molte cause di gastrite nei gatti. La gastrite acuta è più comunemente associata a intossicazione alimentare, sovralimentazione (eccesso di cibo), ingestione di qualcosa di avariato o comunque di inappropriato oppure a una infezione gastrointestinale batterica o virale. Anche le allergie alimentari, le tossine dei fertilizzanti e dei detergenti per la casa, l'antigelo e altri irritanti vegetali o chimici sono cause comuni di gastrite acuta. I farmaci irritanti, come gli antinfiammatori non steroidei, possono contribuire all'insorgenza acuta di gastrite. La gastrite acuta comporta quasi sempre forte dolore addominale. La gastrite cronica di solito deriva da una compromissione a lungo termine della normale flora gastrica. La gastrite può insorgere nei gatti che hanno ingerito materiali indigesti come plastica o laccetti. Se questi oggetti permangono nello stomaco, senza transitare attraverso il tratto gastrointestinale, possono irritare la mucosa gastrica causando infiammazione e disagio. Anche parassiti, stress, neoplasie e altre malattie sistemiche (patologie renali, patologie epatiche, pancreatite, ipoadrenocorticismo) sono stati associati alla gastrite felina.

Di norma, la diagnosi della gastrite nei gatti avviene per esclusione. Questo significa che è necessario escludere altre potenziali cause correlate a vomito e malessere. Esistono infatti diverse patologie/disturbi che possono causare sintomi simili ed essere confusi con la gastrite, tra cui:

L'indiscrezione alimentare (ingestione di cibo avariato, materiale vegetale, peli o sovralimentazione) è uno dei disturbi più comuni riscontrabili sia nei gatti che nei cani. L'indiscrezione alimentare è comunemente associata a vomito, diarrea e flatulenza.
L'intolleranza o l'allergia ad un determinato alimento o sostanza sono spesso associate a vomito e/o diarrea.
Le patologie infettive che colpiscono il tratto gastrointestinale, tra cui infezioni virali, batteriche, fungine e parassitarie, devono essere differenziate dalla gastrite.
La pancreatite è una infiammazione del pancreas e, in alcuni casi, può essere pericolosa per la vita dell'animale. I segni clinici più comuni della pancreatite sono vomito e inappetenza.
I disordini metabolici (insufficienza renale, patologie epatiche, ipertiroidismo, diabete mellito) sono spesso associati a vomito, inappetenza, perdita di peso, tutti segni comunemente riscontrati in presenza di gastrite.
L'occlusione intestinale secondaria a corpi estranei o neoplasie deve essere differenziata dalla gastrite.
Le patologie infiltrative del tratto gastrointestinale, tra cui malattia infiammatoria intestinale e linfosarcoma, devono essere escluse.
Le ulcere gastrointestinali possono essere associate a patologie epatiche e renali, patologie pancreatiche, stress e ad alcune tipologie di cancro. I segni clinici associati alle ulcere includono vomito (con eventuale emissione di sangue), melena (feci nere catramose dovute al sangue digerito), dolore addominale, debolezza e potenziale collasso e decesso.
L'ipertrofia pilorica è un ispessimento di parte dello stomaco che causa un alterato svuotamento gastrico dando luogo all'insorgenza di vomizione.
Disturbi neurologici, specie a carico dell'apparato vestibolare (equilibrio e coordinazione) saranno spesso presenti per il vomito.
Alcuni farmaci o tossine (come il piombo) possono causare l'insorgere di gravi segni gastrointestinali irritando direttamente il rivestimento dello stomaco (come in caso di somministrazione di aspirina) o scatenando un meccanismo riflesso che stimola il centro cerebrale del vomito.
Dolore, paura o altri disturbi psicogeni possono causare malessere gastrointestinale e mimare o causare sintomi di gastrite.

Sintomi

La gastrite può causare una serie di sintomi gastrointestinali nel gatto. I più comuni sono:

Vomito (spesso schiumoso, tinto di bile e striato di sangue. Nei casi cronici, il vomito può contenere sangue digerito rassomigliante a fondi di caffè)
Forte dolore addominale
Mancanza di appetito
Aumento dell'assunzione di acqua (a seguito della disidratazione, ma l'assunzione di quantità elevate di acqua in una sola volta può irritare ulteriormente il rivestimento gastrico ed esacerbare la vomizione)
Debolezza
Letargia

La gastrite acuta può insorgere improvvisamente e gravemente, di solito poco dopo una forma di indiscrezione alimentare. La gastrite cronica in genere è associata a sintomi più lievi.

Diagnosi

Una diagnosi presuntiva di gastrite acuta di solito viene formulata sulla base della storia clinica e delle evidenze cliniche. Se il paziente non risponde alla terapia sintomatica e/o i sintomi sono gravi, devono essere eseguiti esami diagnostici. Nei casi di gastrite cronica, viene quasi sempre raccomandato un iter diagnostico completo.

Esame emocromocitometrico completo per la valutazione della presenza di infezione, infiammazione e anemia, associate ad alcune patologie che causano gastrite.
Profilo biochimico per la valutazione dello stato di reni, fegato, elettroliti, proteine totali e zuccheri nel sangue.
Esame delle urine per la valutazione dei reni e dello stato di idratazione del gatto.
Esami multipli delle feci, importanti per escludere la presenza di parassiti gastrointestinali quali causa della gastrite.
Un esame del sangue di funzionalità tiroidea (T4) dovrebbe essere eseguito nei gatti di età pari o superiore ai 6 anni che presentano vomizione, poiché vomito cronico, diarrea e dimagrimento sono segni comuni riscontrati nei gatti affetti da ipertiroidismo.
Radiografie addominali per la valutazione degli organi addominali (reni, fegato). Possono contribuire a visualizzare la presenza di un corpo estraneo o di una neoplasia.
Il veterinario può raccomandare l'esecuzione di ulteriori test al fine di garantire una assistenza medica ottimale. Questi test vengono selezionati su base individuale a seconda di ogni caso specifico.

Test di stimolazione con ACTH. Può essere raccomandato per escludere la presenza di ipoadrenocorticismo (Morbo di Addison). Si tratta di una combinazione di due esami del sangue che misurano la funzionalità surrenalica. E' un test sicuro e in genere può essere effettuato presso una clinica veterinaria.
Esame degli acidi biliari sierici per la valutazione della funzionalità epatica.
Misurazione del livello di piombo nel sangue. Può essere indicata nei gatti affetti da gastrite in caso di pregressa o possibile esposizione al piombo.
Misurazione del livello di gastrina. Dovrebbe essere eseguita nei gatti che presentano ulcere multiple o ricorrenti oppure segni di gastrite. Livelli elevati di gastrina di solito vengono riscontrati nei gatti affetti da gastrinoma (un tumore che secerne gastrina, causando ulcerazioni).
Studio radiografico con mezzo di contrasto (bario) del tratto gastrointestinale superiore. Potrebbe essere preso in considerazione nei casi ove la diagnostica di base non conferma una diagnosi e la gastrite risulta essere persistente. Può essere di aiuto nella diagnosi di corpi estranei o tumori che non sono evidenti nelle radiografie o nel confermare una diagnosi di ulcerazione gastrointestinale. Al gatto viene somministrato un colorante scuro per via orale e viene osservato il transito dello stesso attraverso il tratto gastrointestinale. Si tratta di un test non invasivo che può essere effettuato dal veterinario curante, sebbene in alcuni casi possa essere necessario il trasferimento presso una struttura specializzata.
L'ecografia addominale valuta gli organi addominali e l'eventuale presenza di tumori. Possono essere raccolti campioni di organi, linfonodi e masse per mezzo di un ago o di una biopsia ecoguidata. Questa procedura è relativamente sicura, tuttavia può necessitare di una lieve sedazione. Spesso si raccomanda che venga eseguita da uno specialista.
La gastroduodenoscopia può facilitare la rimozione di corpi estranei, essere di aiuto nella valutazione di ulcere peptiche e nella raccolta di campioni tissutali per la presenza di infiammazione o cancro. L'ospedalizzazione è di breve durata e la guarigione in genere è rapida e tranquilla. Tuttavia, questa procedura richiede anestesia generale ed è quindi associata a rischi minori. Spesso è necessario rivolgersi ad uno specialista. La gastroduodenoscopia viene eseguita quando le altre metodiche diagnostiche non sono state conclusive o nel caso supportino la diagnosi di un corpo estraneo gastrico.
La laparotomia esplorativa dovrebbe essere eseguita come strumento diagnostico in qualsiasi gatto precedentemente sottoposto a iter diagnostico esteso, e talvolta a trattamento, con scarsa o assente risposta. Si tratta di una procedura invasiva, necessaria in alcuni casi per una diagnosi definitiva.

Terapia

Nei casi di gastrite acuta, la terapia sintomatica spesso è il trattamento di elezione, poiché la maggior parte di questi casi in genere risponde velocemente e completamente. Questi trattamenti possono ridurre la gravità dei sintomi o arrecare sollievo al gatto. Tuttavia, la terapia aspecifica non è da considerarsi un sostituto del trattamento definitivo della patologia sottostante responsabile della condizione del gatto (come accade in alcuni casi di gastrite acuta e nella maggior parte dei casi di gastrite cronica).

La cessazione della somministrazione di cibo e acqua per diverse ore consente al tratto gastrointestinale di "riposare" ed è uno dei mezzi più importanti della terapia sintomatica nei gatti affetti da gastrite. La totale restrizione alimentare consente al rivestimento del tratto gastrointestinale di guarire. A seguito del digiuno, dovrebbe essere istituita la reintroduzione graduale di piccole quantità di cibo leggero. La dieta originaria può essere reintrodotta lentamente dopo 2-3 giorni, in assenza di segni di gastrite. Nel caso la gastrite dovesse ripresentarsi, si consiglia di interrompere la somministrazione di qualsiasi cosa per via orale e di contattare il veterinario.
Se possibile, dovrebbe essere evitata la somministrazione di qualsiasi farmaco orale. Qualsiasi contatto con il rivestimento gastrico può potenzialmente perpetuare l'infiammazione.
La fluidoterapia e la terapia elettrolitica possono essere necessarie in alcuni gatti affetti da gastrite acuta allo scopo di correggere disidratazione, acido-base e alterazioni elettrolitiche. Occasionalmente, può essere accettabile la somministrazione sottocutanea, che può essere eseguita a casa. Nei casi gravi, può essere indicata la somministrazione per via endovenosa per la quale è necessaria l'ospedalizzazione dell'animale.
Gli antiemetici (farmaci atti a prevenire o a far cessare il vomito) devono essere impiegati con cautela. Gli esempi includono metoclopramide o clorpromazina. E' meglio identificare e trattare la causa sottostante della gastrite. Tuttavia, in casi selezionati ne può essere raccomandato l'impiego.
Gli antiacidi (farmaci che riducono la produzione di acido da parte dello stomaco), come cimetidina, famotidina o ranitidina, in alcuni casi possono essere utili.
I protettori gastrici e gli adsorbenti intestinali (farmaci che proteggono o leniscono) proteggono il rivestimento gastrointestinale irritato e "intrappolano" eventuali agenti dannosi. Gli esempi includono sucralfato e subsalicilato di bismuto.
Antibiotici e antiparassitari sono indicati nei casi di gastrite di natura batterica o parassitaria.
Gli agenti antinfiammatori, come i corticosteroidi, possono essere indicati nei casi di malattia infiammatoria intestinale documentata.
L'endoscopia o l'intervento chirurgico possono essere indicati per la rimozione di corpi estranei o tumori che causano gastrite.
Il follow-up è fondamentale, specie se il gatto non migliora rapidamente. Si consiglia di somministrare all'animale tutti i farmaci prescritti secondo le modalità suggerite dal veterinario. Qualora dovessero insorgere difficoltà nell'attenersi alla terapia prescritta, è bene avvisare prontamente il veterinario.

Interrompere/evitare la somministrazione di qualsiasi farmaco o sostanza che può causare l'insorgere o esacerbare la gastrite. A seconda della causa sottostante, può rivelarsi necessario tornare dal veterinario per la rivalutazione di alcuni test.

Prevenzione

Il modo migliore per prevenire la gastrite acuta è impedire che il gatto abbia accesso a spazzatura, piante e sostanze tossiche e a qualsiasi altra cosa inappropriata ma eventualmente commestibile.

I casi cronici possono essere più impegnativi da un punto di vista diagnostico e più difficili da prevenire.

Ovviamente, una dieta sana, libero accesso ad acqua fresca e un ambiente domestico sicuro sono sempre importanti.

Fonte
http://www.animaliinsalute.com/2013/06/gastrite-nel-gatto-cause-sintomi-e-terapia.html

giovedì 1 agosto 2013

Curare la Tigna nel Gatto



La tigna è una delle malattie infettive più diffuse nel mondo degli animali domestici. Cani e gatti, infatti, sono ad alto rischio di contagio. La tigna è un disturbo causato da un batterio, nello specifico un fungo che prende il nome di micete. Purtroppo questa infezione può essere contagiosa anche per l'uomo e sfogare in micosi. Curarla, sia nell'uomo che nel gatto, è un processo lungo e richiede molte cure e molta pazienza.


 Scopri quali sono i sintomi e come curare la tigna nel gatto.

Di che cosa si tratta. La tigna detta anche micosi è una dermatite che si manifesta in seguito all'attacco di un fungo che si nutre di cheratina, ovvero la principale costituente di peli e capelli. Particolarmente a rischio, nel caso dei gatti, sono le razze a pelo lungo. Purtroppo questa infiammazione non colpisce solo i gatti ma, molto spesso, anche i padroni. Essa provoca arrossamenti, pruriti, crostificazioni e perdita di peli e capelli. Talvolta infatti la tigna è causa di alopecee.



Come curare la tigna nel gatto La diagnosi. Quando ci troviamo in presenza dei sintomi tipici di un virus tignoso è bene portare il nostro amico felino dal nostro veterinario di fiducia. Purtroppo, molto spesso, quando i sintomi arrivano a manifestarsi il batterio è ormai ampiamente diffuso. Il veterinario si occuperà di accertare se si tratta o meno di tigna e proseguirà con l'iter. Per prima cosa esaminerà il pelo con una speciale luce che riscontrerà o meno componenti e situazioni anomale. In secondo luogo preleverà un campione di derma e ne farà una cultura per accertare ed analizzare il fungo presente. In seguito, a sua discrezione, potrà o meno eseguire una biopsia della zona affetta dal disturbo.

La cura  Purtroppo proprio perché il virus si nutre di cheratina (presente in abbondanza su tutto il manto del felino) è difficile da arginare e sconfiggere .

La cura è costituita da un forte ciclo antibatterico ma può tuttavia richiedere molti mesi nei quale il paziente, uomo o gatto che sia, sarà afflitto da pruriti, alopecee e croste . In precedenza verrà anche somministrata una dose di antinfiammatori per arginare la diffusione nel derma  Se, dopo un lungo e necessario periodo di cure, il vostro gatto non sarà ancora del tutto guarito è bene approfondire  Spesso i gatti che contraggono con facilità e ripetutamente la tigna possono avere una depressione del sistema immunitario e necessitare di una cura specifica .







fonte
http://www.animalidalmondo.it/come-curare-la-tigna-nel-gatto-182463.html

mercoledì 24 luglio 2013

Curare l'igiene del Gatto



Come curare l'igiene del vostro gatto in modo che sia sempre sano e pulito. Ovviamente come premessa c'è da dire che il vostro cucciolo inizierà a curare la sua pulizia già a partire dai suoi primi 50 giorni di vita perciò tutto quello che voi dovrete fare sarà aiutarlo a pulirsi nelle zone in cui lui solo non riuscirà ad arrivare. Vediamo come fare


Partiamo dal mantello. Un bel mantello riflette non solo la buona salute del gatto ma anche la cura e le attenzioni date dal suo padrone. Per il vostro cucciolo la pulizia diventerà un momento di scambio e condivisione. E' essenziale la rimozione dei peli morti rimasti sul mantello per evitare che il gatto li ingerisca, avendo lui stesso la tendenza a pulirsi da solo, aumentando il rischio che si formino boli nello stomaco che possono causare vomito e diarrea (in età adulta comunque il felino necessita di assumere un alimento studiato apposta per aiutarlo durante la digestione e l'espulsione dei suddetti boli di pelo, essendo questo un fenomeno fisiologico ed inevitabile).
Dovreste abituare presto il vostro gattino ad essere spazzolato, cosi che possa intenderlo come momento di piacere condiviso e complicità. E' utile, inoltre, terminare il tutto con un gioco affettuoso. Razza a pelo corto. Una spazzolata alla settimana è sufficiente. E' utile, prima di pettinarlo (con spazzola morbida a setole naturali possibilmente, per non danneggiare il pelo), un massaggio contro pelo con un guanto dentato in gomma per eliminare il pelo morto. Razza a pelo medio-lungo. Sarebbe necessaria una breve spazzolata quotidiana. I gatti a pelo lungo sono più esposti alla formazione di nodi e grovigli e all'accumulo di polvere e parassiti. Un grosso pettine di metallo è lo strumento più adatto e bisognerebbe utilizzarlo molto delicatamente, prima nella direzione del pelo poi contropelo. Quando un nodo è difficile da sciogliere agire lentamente e delicatamente (c'è il rischio di danneggiare la cute) piuttosto che strappare il ciuffo. Fare particolare attenzione alla zona dietro le orecchie e il collo che sono inaccessibili alla lingua del gatto.


Taglio delle unghie. Prima di farlo da soli è bene chiedere al vostro veterinario quale parte dell'unghia può essere tagliata senza ferire il gatto. E' un'operazione necessaria per evitare che il vostro felino danneggi l'arredamento in quanto, istintivamente, utilizza gli artigli per marcare il territorio. Come procedere: il taglio delle unghie non è doloroso se fatto in modo corretto.Dovreste scegliere un posto confortevole, posare il gatto sulle ginocchia, tenendolo sulle vostre cosce. Dopo ogni taglio accarezzatelo per tranquillizzarlo. Va tagliata la parte terminale bianca dell'unghia senza avvicinarsi troppo al vertice del triangolo rosa che è la parte viva alla base dell'unghia. Se andate oltre a questo punto, causerete sanguinamento ed intenso dolore al vostro gatto. Procedete con piccoli tagli successivi piuttosto che uno grosso e troppo profondo.


Pulizia degli occhi  Utilizzare una garza imbevuta con una lozione specifica per occhi dei gatti (non usare batuffoli di cotone perché lascia residui)  
In caso di lacrimazione eccessiva o arrossamento inusuale consultare il veterinario  Pulizia del naso  Un nasino umido e pulito è indice di un gatto sano  Se il naso cola o è asciutto è meglio consultare il veterinario.Per le secrezioni nasali che possono formarsi all'angolo delle narici, utilizzare un fazzoletto di carta inumidito con acqua tiepida  Pulizia delle orecchie  Fate in modo di toccarle il meno possibile; se c'è un secreto evidente e sgradevole consultare il veterinario che vi raccomanderà il trattamento ed il detergente appropriati  (Non utilizzare mai tamponi auricolari ne detergenti a base acquosa od alcolica)  Igiene orale  Il tartaro tende a depositarsi sui denti e può causare infiammazioni ed alito cattivo; nel caso non vengano curati si può avere una perdita dei denti  Affidarsi al veterinario per eseguire visite del cavo orale con appositi strumenti  Mangiare cibo secco li aiuta ad eliminare il tartaro per attrito  Igiene digestiva  Per il gatto, mangiare erba ha un effetto purgativo e di pulizia che causa il rigurgito necessario al suo equilibrio digestivo, ma non sostituisce trattamenti antiparassitari  ( Si consiglia di usare erba gatta che potete trovare in qualsiasi vivaio o supermercato)

Consigli:
Fare sempre affidamento ad un veterinario.

Fonte
http://www.animalidalmondo.it/come-curare-l-igiene-del-nostro-gatto-163512.html

mercoledì 17 luglio 2013

Se il gatto non Mangia

Se il gatto perde l'appetito e non mangia


La perdita d’appetito o anoressia nel gatto, può essere dovuta a diverse cause, patologiche o non, quali disordini metabolici , gastroenterici e neurologici, malattie infiammatorie/infettive, reazioni a farmaci/tossine, neoplasie, febbre, dolore, stress ambientale e scarsa appetibilità della dieta.

Poiché il numero delle condizioni che possono portare alla perdita dell’appetito è così elevato, gli altri segni clinici che l’accompagnano sono estremamente variabili. Alcuni gatti presentano anoressia o anoressia/letargia/perdita di peso come unica manifestazione del processo patologico in atto.
A differenza di altri mammiferi i felini sono carnivori obbligati, con esigenze nutrizionali speciali.
Ciò è dovuto al fatto che questi animali consumano e disperdono in modo persistente alcuni principi nutritivi e ne sintetizzano altri in quantità inadeguata (vedere tabella).
 Di conseguenza, l’anoressia persistente o prolungata può portare a gravi alterazioni metaboliche, che complicano la situazione già in atto. Un ulteriore motivo di preoccupazione in caso di anoressia prolungata nel gatto è il potenziale rischio di lipidosi epatica.
 Di conseguenza il problema richiede un rapido consulto del veterinario, prima che si instauri uno stato di malnutrizione.


Princìpi nutritivi
Manifestazioni carenziali

Arginina
Ptialismo, iperestesia, vomito, tremori muscolari, atassia; i segni clinici possono comparire entro alcune ore o giorni.

Taurina
Degenerazione retinica, miocardiopatia dilatativa, problemi riproduttivi, scarso accrescimento nei gattini; i segni clinici possono comparire entro alcune settimane o mesi. Per i gatti la Taurina è un aminoacido essenziale, non sono in grado di sintetizzarlo.

Vitamina A
Degenerazione retinica, debolezza, mantello secco trascurato, scarso accrescimento dei gattini; i segni clinici possono comparire entro alcune settimane o mesi.

Acido arachidonico
Dermatite, secchezza del pelo, anemia, problemi riproduttivi, scarso accrescimento dei gattini; i segni clinici possono comparire entro alcune settimane o mesi.



Cosa fare

Se il gatto non mangia e si comporta in modo strano (dorme spesso, si muove poco), consultare al più presto il veterinario. Se il gatto è inappetente ma sembra stare bene provate a cambiare cibi: è probabile che non gradisca un particolare tipo di cibo e/o sia necessario variare la sua alimentazione. L’alimentazione del gatto dev’essere il più possibile varia e comprendere alimenti freschi.

Cosa fa di solito il veterinario

Indagini diagnostiche principali

Anamnesi: il veterinario vi potrà porre alcune domande relative all’ambiente in cui vive il gatto (in casa o fuori), ad eventuali recenti variazioni (spostamenti, introduzione di nuovi animali o membri della famiglia), viaggi, somministrazione di farmaci, esposizioni a tossine, comparsa di segni riferibili ad altri processi patologici (ad es. se il gatto beve tanto, urina molto, ha vomito o diarrea) e modificazioni della dieta.



Esame clinico: il veterinario visiterà accuratamente il gatto per escludere la presenza di ferite o ascessi, masse patologiche interne o esterne, linfadenopatia (linfonodi ingrossati), anomalie all’auscultazione polmonare, irregolarità dei reni alla palpazione, dolore, ecc. Farà anche un esame della cavità orale per rilevare eventuali corpi estranei, malattie gengivali o dentali, ulcere, ecc. A volte il veterinario può rilevare i segni di una malattia infettiva/infiammatoria attraverso una visita oculistica (osservazione della camera anteriore e della retina dell’occhio).



Esami di laboratorio: analisi del sangue e delle urine per escludere l’insufficienza renale (molto frequente nei felini), malattie metaboliche, ecc.



Radiografia o ecografia addominale: per rilevare anomalie di dimensione ed architettura dei diversi organi, ostruzioni gastroenteriche o neoplasie.


Note: la presenza di tartaro e le malattie dentali sono a volte causa di anoressia. Generalmente se vi sono problemi dentali il gatto cerca di mangiare ma mastica male, sputa il cibo e/o si lamenta mentre mangia o prova a mangiare. Anche in presenza di tartaro il veterinario provvederà ad escludere altre cause più gravi prima di valutare una pulizia dei denti (l’anestesia potrebbe essere controindicata!). In nessun caso il veterinario dovrebbe sottoporre ad anestesia un gatto di cui non conosca lo stato di salute. Nel gatto è frequente la perdita di appetito associata alla temporanea perdita del senso dell’olfatto, legata ad infezioni delle alte vie respiratorie (ad es. rinotracheite).

Trattamento
Deve venir trattata la causa primaria, per ripristinare l’appetito.
Fluidoterapia di sostegno: in caso di disidratazione, flebo di soluzione fisiologica sottocutanee o endovenose (casi più gravi)
Supporto nutrizionale: è importantissimo incoraggiare il gatto a mangiare, offrendogli cibi appetibili (provare con diversi cibi particolarmente graditi: umidi di alta qualità, pollo cotto o crudo freschi, pesce fresco, ecc.). Se il gatto non mangia, fornirgli del brodo tiepido con una siringa senza ago inserita al lato della bocca, a piccole gocce. Se proprio non sopporta il cibo, fornire acqua allo stesso modo (anche poco è sempre meglio che niente).

Fonte
http://biologiribelli.blogspot.it/2012/03/se-il-gatto-perde-lappetito-e-non.html

martedì 16 luglio 2013

Se il Gatto beve Molto


Se il gatto beve molto e fa molta pipì (polidipsia e poliuria)


Il gatto è un animale di origine "desertica" e per natura beve poco, rispetto ad altri mammiferi, avendo la capacità di assorbire grandi quantità d'acqua dal cibo umido.

Quando il gatto assume una quantità eccessiva d’ acqua (polidipsia, quantità superiore a 100ml/Kg/die), ciò può essere dovuto ad una condizione patologica, all’alterazione dei normali meccanismi omeostatici che regolano la sete e la formazione dell’urina.
Se il gatto beve molto dopo aver mangiato crocchette, non si tratta generalmente di una malattia ma di un meccanismo fisiologico ed utile, infatti i cibi secchi industriali richiamano molta acqua, che deve essere necessariamente assunta dal gatto per evitare problemi di salute (soprattutto renali). Nella maggior parte dei casi però, specie se l’abbondante assunzione di acqua è accompagnata da una maggiore eliminazione di urina (poliuria, quantità superiore a 50ml/Kg/die), siamo di fronte ad alterazioni che possono essere conseguenza di stati patologici anche gravi.
La poliuria (emisione abbondante di urina) non va confusa con un’emissione frequente, che invece è di solito correlata a stati infiammatori delle basse vie urinarie (cistite, presenza di calcoli nell’uretra, ecc.).
La polidipsia/poliuria costituisce un problema frequente e può essere collegata ad una gran varietà di processi patologici. I più frequenti stati patologici che possono determinare polidipsia/poliuria sono:
Insufficienza renale cronica
Diabete mellito
Ipertiroidismo
Piometra


I segni clinici che accompagnano l’aumento della sete e della minzione variano in relazione alla causa primaria della malattia. Di solito la malattia renale cronica è il caso più frequente ed in questo caso (anche se non sempre) il gatto può manifestare anche altri segni: dimagrimento, mancanza di appetito, movimenti lenti, letargia, comportamento bizzarro nei confronti dell’acqua (zampe nella ciotola, testa sotto il rubinetto, scavare nell’acqua, ecc.). Mentre gli altri segni non sono tipici della malattia renale e possono essere presenti anche in altre condizioni patologiche, il comportamento bizzarro nei confronti dell’acqua è di solito il segno più precoce di patologia renale, anche quando non sia conclamata (indice di squilibrio?).

Altre cause meno comuni possono essere: epatopatie, diabete insipido, pielonefrite cronica, ipokaliemia, insufficienza renale acuta, ipercalcemia (di solito da leucemia), acromegalia da diabete insulino-resistente, iperadrenocorticismo (di solito presente in caso di diabete mellito insulino-resistente e gravi problemi dermatologici).

La diagnosi differenziale spetta naturalmente al veterinario.

Cosa fa di solito il veterinario?
Il veterinario effettua le indagini necessarie a verificare la presenza di patologie evidenziabili da alterazioni del sangue o delle urine: emogramma, profilo biochimico ed analisi delle urine.
In particolare osserva i valori di creatinina, azotemia, bun, concentrazione delle urine (funzionalità renale), eccessiva presenza di glucosio nel sangue e/o nelle urine, chetonuria (diabete mellito). Per evidenziare eventuali epatopatie analizza i valori di AST, ALT , GGT e bilirubina.

Per indagare sul funzionamento della tiroide può eseguire: T4 totale (aumentato), potassio (diminuito), calcio (aumentato) ed esame urine. Possono essere eseguiti, se necessari, esami ecografici o radiografici. Il tutto è ovviamente accompagnato da un’attenta osservazione dello stato del gatto e da una approfondita visita. E’ importante che voi descriviate il più accuratamente possibile al veterinario eventuali segni o comportamenti insoliti manifestati dal gatto, per facilitare la diagnosi.

Trattamento

Interventi terapeutici primari: acqua, per prevenire la disidratazione gli animali devono avere sempre a disposizione acqua fresca (cambiata il più spesso possibile), posta in ciotole pulite ed accuratamente risciaquate con acqua corrente (no ai residui di detergenti).

A volte il cloro dell’acqua può dare un odore sgradevole ed il gatto potrebbe preferire l’acqua piovana/stagnante: lasciatelo bere. La terapia della causa primaria (qualora sia possibile) è comunque essenziale per ottenere la risoluzione del problema.

Interventi terapeutici secondari: fluidoterapia (flebo sottocute o nei casi più gravi, endovena), è indicata nei gatti che presentano disidratazione.


Fonte
http://biologiribelli.blogspot.it/2012/03/quando-il-gatto-beve-molto.html