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lunedì 17 febbraio 2014

Sua Mesta' il Gatto




 Amati per la loro regalità, capaci di emettere quelle misteriose e benefiche vibrazioni comunemente chiamate fusa e caratterizzati da un'innata quanto inafferrabile eleganza. Si tratta dei gatti, celebrati oggi in occasione della Giornata a loro dedicata. La festa del Gatto è nata in Italia nel 1990: giorno prestabilito il 17 febbraio, una data scelta non a caso. Infatti, forse non tutti lo sanno ma i gatti, veri e propri spiriti liberi insofferenti a regole e limitazioni, hanno per natura alcune caratteristiche affini a quelle normalmente ricondotte al segno dell'Acquario. Di qui la scelta di celebrare il mondo felino proprio a febbraio, lo stesso del segno zodiacale a cui il gatto è assimilato.

E la scelta del giorno 17? Questo numero in passato era considerato portatore di sventura (l'anagramma di 17 in numero romano è infatti "Vixi", letteralmente "sono vissuto") ma non per il gatto. Infatti 17 diventa "una vita per sette volte", proprio come quelle comunemente attribuite ai felini. Quale occasione migliore per celebrare il Cat Pride? Tante le iniziative in campo per festeggiare i sinuosi cugini della tigre. Si parte da Milano dove al Fermo Immagine – Museo del Manifesto Cinematografico, in collaborazione con Urban Pet ha allestito una mostra originale dedicata a tutti i catofili cinefili: "Miao, si gira!". In scena cento manifesti, tra fotobuste, foto di scena, soggettoni e locandine di film. Dal micione rosso di “Colazione da Tiffany” agli scatenati “Aristogatti”, dalla sensuale Catwoman ai gatti horror di Stephen King.

 Una giornata speciale, tutta dedicata ai gatti è in programma per domenica a Brescia: appuntamento dalle 15 in corso Zanardelli con  i volontari di Enpa Onlus Sezione di Brescia con ben due concorsi in programma (uno fotografico e il secondo di creatività, riservato agli under 15). La festa del gatto dura tutta le settimana: giovedì 20 febbraio al Museo del Manifesto Cinematografico di via Gluck a Milano l'Oipa organizza l'incontro "Il gatto: Leggende e misteri", un vero e proprio viaggio attraverso i miti e le leggende alla scoperta dell’animale più misterioso della storia: il gatto, ovviamente.



fonte
http://www.ilgiorno.it/animalhouse/cronaca/2014/02/15/1026171-giornata-gatto.shtml

domenica 28 luglio 2013

IL Gatto e la Navigazione



Dal suo primo viaggio in mare, a bordo dell'arca di Noè, il gatto ha saputo farsi rispettare dai marinai, al punto di divenirne la mascotte.
Entrato a pieno diritto nel vocabolario della gente di mare,
il gatto ha lasciato la sua impronta anche nella storia della marina.



Fu in compagnia dei Vichinghi, a bordo dei loro potenti drakar, che alcuni gatti norvegesi fecero vela verso la Vinland (costa occidentale dell'America Settentrionale). Poi arrivarono i Pilgrim Fathers (*), i quali sulla celebre Mayflower avevano anch'essi dei gatti, che vengono nominati nei loro diari di viaggio. Benché lo spazio a bordo dei vascelli fosse ridotto, era tradizione portarsi dietro uno o più gatti.. I topi che frequentavano le stive causavano, infatti, danni considerevoli: contaminando le scorte alimentari deperibili essi minacciavano l'equipaggio di carestia e le popolazioni terrestri con la peste… I gatti erano così incaricati di sterminare i roditori indesiderabili e, non ultimo, di colmare la solitudine dei marinai con la loro semplice presenza, rallegrandoli con le loro capriole.
 Così, in cambio di "vitto e alloggio", messer gatto rendeva servigi inestimabili agli armatori, tanto che le compagnie di assicurazione si rifiutavano di rimborsare i danni provocati dai roditori se non c'erano gatti a bordo… Sfortunatamente, la caccia, attività di solito gratificante per il piccolo felino, si risolveva in una lotta impari in quanto i topi pullulavano…! Così il cacciatore rinchiuso nella cambusa per compiere il suo dovere, diveniva a volte preda dei topi che lo divoravano! Come regola generale, il gatto si accontentava di uccidere quelli che Calmette (il medico e batteriologo francese che, con Guérin, mise a punto il vaccino contro la tubercolosi) soprannominò "i commessi viaggiatori in germi di morte per l'umanità" e di giocare con le loro spoglie, senza mangiarle; i resti della cucina ed i supplementi (prelevati dai pasti degli uomini dell'equipaggio o forniti dai pesci volanti che ricadevano sul ponte della nave) bastavano, infatti a saziare i micioni marinai!

Il talento di cacciatore, le stranezze, unite ad un'intelligenza straordinaria, facevano del gatto un compagno fedele, apprezzato da tutti, dal capitano al mozzo. Si dice che un ufficiale che aveva un giorno liberato un gatto da un amo infilzatosi tra le sue labbra si vide, da quel momento in poi, regalare tutti i giorni le prede che il micio riconoscente catturava.
Nulla era troppo bello per il gatto, che godeva di ogni privilegio: esso aveva accesso a tutte le parti del vascello, condivideva i pasti dei marinai e, giunta la notte, la loro cuccetta, ricevendo complimenti e carezze per le sue "abili catture".

Durante gli scali, il gatto si vedeva autorizzato ad abbandonare il vascello per la terraferma, proprio come i marinai. Ma poi non tornava mai sull'imbarcazione iniziale: preferiva a volte cambiare di bordo per una cucina più raffinata o, meglio ancora, restare sul molo, da vecchio "lupo di mare" facendosi così terreno.
Ne "I Gatti" Champfleury fa un ritratto commovente di alcuni mici. compagni di sfortuna di un giovane mozzo, Michel, dimenticato insieme ad essi dopo l'abbandono del vascello in seguito ad un affondamento. Grazie ai piccoli felini che si fregavano contro di lui, il giovane riprende coraggio e pompa fuori acqua, dopo aver acceso le luci di soccorso. Egli scampa così alla morte, poiché un brigantino americano, visti i suoi segnali, lo prende a bordo insieme ai suoi "amici di sfortuna": bene ha fatto il giovane mozzo a condividere con i piccoli felini i suoi magri pasti perché, in loro assenza, si sarebbe lasciato andare alla disperazione senza la minima possibilità di sopravvivere…

Un tempo, i marinai vedevano negli auspici del mare e nel cattivo tempo delle manifestazioni di magia nera. Sensibili alle variazioni atmosferiche, i gatti divennero quindi fonte di superstizioni che lasciarono tracce nel linguaggio della gente di mare.
In Francia, il temine chatte (gatta) designa una piccola imbarcazione dal fondo piatto utilizzata per il cabotaggio.
Anche il lessico marinaresco italiano registra i termini "gatto" e "gatta", che però hanno un'etimologia diversa rispetto al gatto inteso come felino, in quanto derivano dal latino gabata (scodella). Anticamente "gatta" indicava una nave coperta, mentre con il termine "gatto" ci si riferiva ad una nave rostrata e anche alla coffa. Lo stretto passaggio aperto nella piattaforma della coffa veniva chiamato "buco del gatto".
I marinai inglesi hanno un vocabolario felino alquanto ricco: la corsia della barca non è altro che la "passeggiata del gatto" (cat's walk), una leggera brezza diventa una "zampa di gatto" (cat's paw) e, quando il vento sembra girare, si controllavano i "salti del gatto".
I marinai disobbedienti subivano il supplizio del "gatto a tre code", flagellazione con una frusta formata da nove strisce di sinistra memoria… Si evitava di navigare quando un gatto miagolava durante la recita del rosario all'indirizzo di un marinaio, perché era presagio di una traversata difficile, piena di insidie. In base ad un'altra credenza, si incitava l'equipaggio a procedere al rituale che consisteva nel rinchiudere un gatto in una pentola di ferro per far avanzare l'imbarcazione quando il vento si rifiutava di soffiare…

Navigatori a quattro zampe, i nostri "Colombo" felini hanno lasciato la loro impronta nella storia della marina.

(*) I Pilgrim Fathers: Puritani separatisti della Chiesa ufficiale d'Inghilterra ed esposti a persecuzioni religiose, i "Padri Pellegrini" presero il mare a bordo della Mayflower il 6 settembre 1620. Dopo due mesi e mezzo di traversata, essi approdarono sulle coste americane, fondarono il Mayflower Compact, la prima costituzione americana. Essi furono quindi i fondatori di quelli che sarebbero diventati gli Stati Uniti d'America.

Fonte
http://www.kiwithecat.it/gatto_navigazione.htm

martedì 4 giugno 2013

Il Gatto Nella Tradizione Islamica



Dal VI secolo attraverso la via dell'Egitto il gatto raggiunse anche i paesi arabi dell'Islam, dove l'animale eletto era il cavallo.
 Le simpatie suscitate dal gatto superarono la fama degli equini. La tradizione musulmana infatti riporta molte leggende intorno a questo animale. La più nota di queste narra che Maometto aveva costantemente al suo fianco una gatta chiamata Muezza, a cui voleva un bene infinito.

Muezza un giorno si addormentò sulla veste di Maometto e giunta l’ora della preghiera, Maometto indeciso sul da farsi, per non svegliare la gatta, taglio' il pezzo di veste dove essa dormiva. Al ritorno di Maometto la gatta gli andò incontro e per ringraziarlo gli fece tante fusa.
Egli, lieto e contento di tale accoglienza, elargì doni per Muezza e i gatti a venire.
La accarezzò tre volte sul dorso e i “segni” rimasti, furono secondo la leggenda l’avvio per la colorazione tabby (fondo grigio con sottili strisce nere o marroni appartenute all’antenato gatto africano), inoltre ebbe in dono la capacità di atterrare sempre sulle zampe a qualsiasi altezza cadesse,(più avanti si scoprirà che tale capacità è collocata nell’apparato uditivo del gatto) le nove vite e un posto in paradiso.


Un'altra leggenda narra invece che Maometto si ritrovò un serpente velenoso intrufolato nella manica della sua veste e siccome per il principio della religione non voleva fargli del male, si fece aiutare dalla gatta che, appena il serpente uscì la testa dalla manica della veste di Maometto, Muezza prontamente lo catturò salvando la vita di Maometto.
Gli arabi amano molto i gatti e difatti sono gli unici animali liberi di stare nelle moschee e anche loro come gli antichi egizi, non possono colpire malamente i gatti perché la legge islamica, punisce chi commette violenza sui gatti.


Il gatto, al contrario del cane, è considerato un animale pulito e quindi puro.  Può essere tenuto in casa e non può essere venduto ma solo regalato.

Ma non basta, ecco altre parole di Maometto sul rispetto degli animali:


Se qualcuno uccide un passero per sport, quel passero verrà fuori piangendo il Giorno del Giudizio e dirà: “O Signore! Quella persona mi ha ucciso inutilmente. Non mi ha ucciso per nessuno scopo utile

Chiunque uccida un passero o qualcosa di più grande senza una giusta causa, Allah lo riterrà responsabile nel Giorno del Giudizio

Una donna è stato torturata ed è stato mandata all’inferno perché aveva imprigionato un gatto fino a quando è morto a causa della fame

Sono parole pronunciate nel VII secolo; e se e pensiamo a come erano trattati gli animali nell’Europa medioevale, c’è davvero da inchinarsi a principi di rispetto per gli animali che persino nella      nostra società moderna sono ancora minoritari.

Certo, probabilmente questi principi così nobili sono poco seguiti anche nelle società islamiche, ma si sa che sono proprio le migliori regole religiose quelle meno osservate.
In quasi tutte le città a maggioranza musulmana , c’è una quantità di gatti notevole:  I gatti sono parte integrante del paesaggio, e la gente li tratta come appartenenti di diritto alla popolazione residente.  Godono di indubbio rispetto. In nazioni che storicamente possono considerarsi “bibliofile” (mi riferisco, ad esempio, al fondamentale contributo dato dagli studiosi musulmani alla diffusione della filosofia classica), i gatti assicuravano la salvaguardia dei preziosi volumi dai topi che infestavano le biblioteche.

Il viaggiatore che si appresta a visitare Istanbul o il Cairo noterà, una volta sul posto, gattini che si aggirano persino nelle moschee, che riposano all’ombra degli antichi minareti o che, semplicemente, attendono con pazienza davanti a quei piccoli ristoranti col bancone sulla strada, che invece di hot dog sfornano deliziosi cibi profumati.
  Più di una persona che, trovandosi in una di queste città per lavoro, è poi tornata in Italia con un trasportino dal quale spuntava un musetto curioso: il musetto di un animaletto nato e cresciuto in una nazione che, come l’Egitto, sul gatto ha fondato parte della propria storia religiosa.

"Chissà questo gattino come si troverà qui, in un paese che sembra perdere sempre più il senso della sacralità del rapporto tra uomo e animale"




Fonte
http://www.catbook.it/index.php?option=com_content&view=article&id=62%3Ail-gatto-nella-tradizione-islamica&catid=40%3Astoria-del-gatto&Itemid=41&lang=it

domenica 2 giugno 2013

Rapporto uomo Gatto nella Storia

 UN PO' DI STORIA  


Il rapporto fra l'uomo e il gatto comincia sicuramente più tardi di quello col cane, infatti risale a quando l'uomo diventò agricoltore (12.000-6000 a.c.) e cominciò ad ammmassare grandi quantità di granaglie, lì dove vi erano cereali immagazzinati,vi erano topi e gli uomini fecero presto ad accorgersi dell'utilità dei gatti come guardiani di casa e cacciatori di animali nocivi.

Dal punto di vista mitologico religioso il rapporto uomo/gatto ha sempre avuto un sottile legame esoterico. È assai probabile, infatti, che il gatto sia stato adorato prima che addomesticato.
 In Egitto, era venerata una divinità femminile chiamata Bastet, con il corpo di donna e la testa di gatto, simbolo della vita della fecondità e della maturità.
Anche in oriente troviamo simili divinizzazioni: in India per esempio troviamo la dea Sasti, una divinità felina anch’essa simbolo di fertilità e maternità. Nell’antico Egitto il gatto era ritenuto un animale sacro e divino infatti quando morivano, venivano imbalsamati e sepolti con ogni onore.
Maometto stesso possedeva un gatto: una stupenda femmina di nome MUEZZA; si narra che un giorno essa sonnecchiasse accanto al profeta ed egli dovendosi alzare preferì tagliare un lembo della sua “gellaba” sulla quale era sdraiato l’animale piuttosto che svegliarlo.

Tra i primi acquirenti ci furono i Greci che non lo considerarono subito animale da utilità poiché per la caccia ai topi, soprattutto nelle navi da trasporto delle derrate alimentari, usavano le piccole e fameliche donnole.
Ben presto capirono che il gatto, in questo utilizzo, poteva essere più adatto visto che le donnole oltre ai topi cacciavano anche gli animali da cortile mentre il gatto li rispettava.
Da questo momento in poi e' giusto osservare che, mentre nei reperti archeologici sia in pietra che in bronzo, sono raffigurati numerosi tipi di animali, dai leoni ai bovini, dai cavalli ai volatili e ai cani, con abbondanza di particolari, il gatto compare rarissime volte.
Perché? una ragione, la più attendibile, che era un animale nuovo e non abbondante. I greci erano usi rappresentare nel marmo gli dei, sé stessi e tutti gli animali che per loro avevano un significato; il gatto non e'mai stato preso in considerazione ad eccezione di un bassorilievo della battaglia di Maratona del V secolo a.c. dove lo vediamo nell'atto di affrontare un cane.

 Dobbiamo prendere atto che l'amore per il gatto nell'antica Grecia era solo favolistico ed estetico, letterario ed inoltre a quel tempo, diversamente che in Egitto, in Grecia e nei paesi mediterranei non esistevano problemi di topi visto che le zone d'agricoltura cerealicole dove esso prolifica, erano quasi assenti per cui il greco non si interessa più di quel tanto poiché non esisteva la necessità per farlo. L'economia greca era di tipo pastorale perciò dei gatti se ne poteva fare benissimo a meno.
Viene comunque citato negli scritti di Erodoto, Aristofane e di Callimaco. Se la Grecia e' stata la prima ad importarlo dall'Egitto, Roma lo conobbe molto più tardi anche se in Etruria esistevano già testimonianze in pietra di questo felino. Plinio lo descrive nelle sue "Storie Naturali". Negli scavi di Ercolano e Pompei si sono trovati resti di ogni genere di animale ma non del gatto e sì che Pompei era una grande città in epoca romana, visitata sia da greci da egizie da ebrei.

L'ipotesi più attendibile che i gatti fuggirono alle prime avvisaglie del terremoto, mettendosi in salvo. Di certo esistevano, lo testimonia il mosaico ritrovato dove raffigurato un gatto mentre afferra un volatile. Anche in questo periodo quindi il gatto e' poco interessante per l'uomo che lo conosce ben poco. I Romani in un animale ammiravano l'aggressività e la grossa mole, simboli di potenza e a tale proposito per i ludi Circensis importavano dall'Africa solo fiere di grossa taglia; il gatto era si' un felino, vincitore sui topi e su altri piccoli animali ma aveva anche un carattere troppo indipendente e per loro era difficile accostarvisi con amore.
Nelle loro conquiste però li portavano con se' e cio' ha contribuito moltissimo alla sua diffusione in tutta l'Europa che tra l'altro incominciava ad apprezzarlo per la sua utilità visto che l'agricoltura prendeva sempre più piede.

Troviamo di lui testimonianze in Francia, in Germania, in Spagna ed in tutti quei luoghi dove esistevano i presidi romani che giunsero sino in Britannia, al vallo Adriano ai confini della Scozia.
 Nel 10 avanti Cristo l'imperatore romano Ottaviano Augusto mentre detta ai suoi liberti le sue memorie parla della sua gatta e dice" La mia gatta dal pelo lungo e dagli occhi gialli, la più intima amica della mia vecchiaia, il cui amore per me sgombro da pensieri possessivi, che non accetta obblighi più del dovuto............ mia pari così come pari agli dei, non mi teme e non se la prende con me, non mi chiede più di quello che sono felice di dare........Com'e' delicata e raffinata la sua bellezza, com'e' nobile e indipendente il suo spirito; come straordinaria la sua abilità di combinare la libertà con una dipendenza restrittiva". Seppure molto importante questa e' una rarissima manifestazione di benevolenza verso il gatto che ci dato conoscere nel periodo romano. Per il resto, dal primo secolo d.C. in avanti si assiste ad una graduale ma lentissima espansione in tutta Europa di questo animale soprattutto per la sua utilità.

Con l'evento del primo cristianesimo sino all'VIII secolo nasce una mania di ordine specialmente religiosa che divide gli animali in benefici e malefici; un nuovo tipo di spiritualità che tende a separare categoricamente il mondo animale in buono o cattivo: buoni sono la colomba, il cavallo, il cane, l'asino; il loro contrario, simbolo del male, sono il serpente, il topo, il gatto.
Nelle prime chiese romaniche e poi in quelle gotiche vengono rappresentati gli animali celesti e tra questi non vi e' gatto poiché ha un comportamento così poco comunicativo e tanto indipendente, nel buio della notte i suoi occhi divengono due faville uscite dalle fiamme dell'inferno, e quel suo apparire e scomparire avvolto nel mistero silenziosamente lo avevano relegato al rango di una manifestazione del maligno se non la sua stessa incarnazione.

Dall'VIII secolo sino al 1300 e' stato l'animale più chiacchierato e perseguitato; veniva annegato, bruciato, inchiodato vivo sui portali dei castelli e delle case, la sua utilità messa in discussione e negata perché rappresentava il demonio.
La notte di San Giovanni venivano arsi vivi nelle pubbliche piazze di ogni città, centinaia di gatti chiusi in ceste di paglia.

Tutto ciò accadeva in tutta l'Europa che si riconosceva nel cristianesimo.
 La chiesa a quei tempi, in assenza di veri messaggi religiosi ripiegava su simboli dogmatici, per dare delle risposte. San Francesco, uno dei più grandi Santi che annovera la chiesa, agì in contrapposizione rivalutando il creato e gli animali viventi senza distinzione, ma rimase un caso isolato.
L'accanimento religioso per ogni forma di trasgressione su simboli già codificati inasprì ancor più la persecuzione sui gatti e su coloro che li avvicinavano; chi pagò a caro prezzo fu la donna che per la sua sensibilità femminile era la più ben disposta verso questo piccolo felino che le faceva compagnia davanti al focolare domestico.
Era facilissimo essere bollate come streghe e come tali prima torturate, poi bruciate vive ed una vera strega era soprattutto sempre associata ad un gatto dal mantello nero. La persecuzione dei due si protrae per secoli e qui inutile ricercare nelle pietre o negli affreschi murali l'immagine del gatto ad eccezione di disegni di cronaca raffiguranti donna e gatto sotto tortura o al rogo.
 Assommare tutte le esecuzioni di streghe e gatti in Europa e' davvero impressionante, una vera strage.


Ma la quasi completa scomparsa dal territorio del gatto causò una incredibile proliferazione di ratti, soprattutto nelle grandi città, snaturando un equilibrio ecologico e causando epidemie di peste con le loro pulci di cui i ratti erano portatori, favorite anche dalle scarse regole igieniche di quei tempi. La peste era il castigo divino che l'uomo si meritava per il suo cattivo comportamento; tutte giustificazioni addotte da menti fragili ed irrazionali, tipico dei periodi storici in cui l'uomo raggiunge il fanatismo religioso associato all'ignoranza e all'intransigenza, senza più freno.
 Nelle cattedrali gotiche, in contrapposizione alle raffigurazioni di animali in pietra che hanno un che di barbaro per la nostra sensibilità, emergono le alte guglie che ci suggeriscono per fortuna l'avvicinarsi e il prorompere di una vera e nuova spiritualità. Nel 1800 il gatto divenne popolare anche per merito della ricerca scientifica applicata alla medicina, la quale nello studio degli “animali portatori di malattie” ritenne di escludervi il gatto. Ecco che il gatto venne così accolto anche nei salotti più esclusivi.
 Nella grande opera che raccoglie i miti e i riti popolari di tutto il mondo, Il ramo d'oro, James Frazer elenca i modi di uccidere il gatto dopo la mietitura per assicurare un buon raccolto l'anno successivo. In Danimarca vigeva l'usanza di seppellire i gatti sotto la soglia di casa per assicurarne la solidità. Gatti disseccati sono stati trovati nelle intercapedini di una casa del '600 a Parigi, rue Mouffetard; ma gatti vivi sono stati murati anche sotto la torre di Londra e sotto la Christ Church.

Il gatto è sacrificato ancor oggi nelle cerimonie nuziali in Polonia e Transilvania. Ma il sacrificio rituale dei gatti ha una lunga storia: racconta Frazer che nelle Ardenne il villaggio intero soleva danzare e cantare intorno ai falò accesi la prima domenica di quaresima. L'ultima persona sposata, uomo o donna, doveva accendere il fuoco: "L'uso è ancora comune in quella regione (Frazer scrive all'inizio del '900) e sul fuoco si bruciavano i gatti o si arrostivano vivi tenendoli sopra le fiamme; mentre ardevano, i pastori cacciavano le loro greggi in mezzo al fumo e alle fiamme come mezzo sicuro per preservarle da malattie e incantesimi".
 Il rogo dei gatti era rituale a quaresima e nei fuochi di San Giovanni.
Nel mercoledì di mezza quaresima, a Metz, dal 1344 (e fino al 1777) si bruciavano ritualmente tredici gatti racchiusi in una gabbia di ferro.

A Parigi, per la festa di san Giovanni, due dozzine di gatti erano bruciate ritualmente sulla Place de Grève (quella dove si eseguivano le condanne a morte): poi il popolo raccoglieva la cenere dei gatti e la conservava a casa come portafortuna. Dal 1471 alla cerimonia assistette il re, il primo fu Luigi XI, e nel 1648 il Re Sole, Luigi XIV, incoronato di rose, e recandone in mano un mazzo, accese il falò dei gatti, gli ballò attorno e prese parte anche al banchetto nel municipio.
 In Belgio i gatti non li bruciavano, ma li gettavano dalle torri: a Ypres era una festa rituale la Kattestoet con il lancio dei gatti dalla torre di Korte-Meers: l'usanza fu sospesa dai calvinisti nel 1578; fu ripresa quando i controriformisti cattolici di Alessandro Farnese riconquistarono la città (1590).


La rivoluzione francese, dopo il 1789, la abolì ancora una volta, ma con la Restaurazione la festa fu reintrodotta nel 1847 (il lancio dei gatti era allora accompagnato da balli di gala).
Di nuovo interrotta con le due guerre mondiali, l'usanza è stata ristabilita nel 1947, ma con gatti di stoffa.




Che destino quello del gatto, che fra tutti gli animali domestici più ha subito alterne vicende nel corso della sua esistenza! Adorato nell'Antico Egitto, quasi ignorato nel periodo greco e romano, riprende ancora il ruolo di divinità, questa volta malefica e negativa, nel medioevo; associato nella quotidiana esistenza con l'uomo, influì non poco, come artefice inconsapevole, nella realtà religiosa e culturale dell'uomo. Resta comunque il fatto che l'uomo, nel tempo, gli ha sempre riservato o attribuito qualità, meriti o demeriti che vanno al di là di un normale animale domestico, forse proprio per quella indecifrabilità insita nel suo essere e nella sua personalità. E come dice Fernand Méry “Con i gatti non si sa bene dove finisce il “normale” e dove inizia il “paranormale”

Fonte
http://figliedellaluna.forumcommunity.net/?t=689729

martedì 16 aprile 2013

Gatti le Origini



 Prefazione


Il gatto possiede una notevole capacità di sopravvivenza, è un cacciatore paziente ed estremamente abile.

Gli speciali artigli retrattili e la dentatura affilata di cui è provvisto sono da considerarsi armi letali, che fanno del gatto un carnivoro perfetto.
Si tratta di un animale coraggioso e al tempo stesso prudente che, malgrado siano passati più di tremila anni dalla sua domesticazione, ha mantenuto, al di sotto della superficie, le reazioni innate e gli istinti selvaggi del miacide, il suo antenato cresciuto durante l'epoca dei dinosauri.

 Le Origini
Il gatto e il cane hanno avuto entrambi origine da un antenato comune, appartenente al gruppo dei miciadi (miacis), piccoli carnivori comparsi sulla terra circa 60 milioni di anni fa.

Da essi, 20 milioni di anni dopo, si divisero il gruppo degli aleuroidi (antenati dei gatti domestici) e quello degli arctoidi (antenati dei cani).

Gli aleuroidi, a loro volta, diedero origine a tre generi di animali: il genere a cui appartiene il ghepardo (Acinonyx), quello cui appartengono grandi felini come leoni e tigri (Panthera) e, infine, il genere proprio dei piccoli felini, come appunto il gatto domestico (Felis).

Quest'ultima specie ebbe dunque origine nel tardo Cretaceo (65 milioni di anni fa), sebbene i primi veri felini abbiano fatto la loro apparizione soltanto 12 milioni di anni fa, all'inizio del Pliocene.
Il gatto selvatico di oggi ha avuto come antenato diretto il gatto selvatico di Martelli, estinto alla metà del Pliocene.
Da esso si sono sviluppate tre forme: il gatto selvatico comune, quello africano e quello asiatico del deserto.

Da queste ultime due, ed in particolare dall'ultima, sembra abbia avuto origine il gatto domestico attuale.
Altri felini di più grandi dimensioni, ad esempio lo smilodon, felino dai denti a zanna e fortissimo predatore, si estinsero presto a causa, molto probabilmente, della scomparsa delle loro prede preferite.
L'attuale gatto domestico, quindi, non soltanto è il risultato genetico di una lunga serie di animali cacciatori, ma anche di predatori talmente affinati nell'arte della caccia da sopravvivere al selettivo corso dell'evoluzione.


I gatti come noi oggi li vediamo sono dei mammiferi appartenenti all'ordine dei Carnivori, famiglia dei Felidi, da cui la specie (Felis cattus).
Il gatto domestico, delle tre forme derivate dal gatto selvatico di Martelli, discende con tutta probabilità dal gatto selvatico nordafricano (Felis lybica).
Le più antiche notizie sull'addomesticamento di questo animale ci vengono infatti dall'antico Egitto, dove i gatti venivano tenuti in grandissima considerazione.
Si ritiene che il gatto domestico sia giunto in Europa attraverso i paesi del Vicino Oriente dov'era stato introdotto dall'Egitto.
Dal IV sec. d.C. i Romani lo impiegarono per la caccia di topi in sostituzione delle faine.
Solo verso la fine dell'ottocento, tuttavia, iniziò l'opera di selezione delle razze che oggi conosciamo.
Felis Pajeros

 Le Specie
Specie conosciute: molto simile al gatto domestico è il gatto selvatico (Felis silvestris), diffuso nelle foreste europee (ad eccezione della Scandinavia, dell'Islanda e dell'Irlanda), in Asia Minore e nel Caucaso.


Felis Viverrina

Legati all'Africa sono invece, il gatto selvatico fulvo (Felis silvestris lybica), quello dorato (Felis aurata) e il gatto guantato (Felis lybica maniculata), mentre popolano le vaste distese asiatiche razze come il gatto pescatore (Felis viverrina), quello del Bengala (Felis bengalensis) e di Temminck (Felis temmincki).
In America è noto il gatto tigre o tigrillo (Felis tigrina) e i gatti delle Pampas (Felis pajeros) e di Monte (Felis geoffroyi).










fonte
http://www.amicimiao.it/origini_del_gatto.htm

lunedì 4 marzo 2013

I Gatti nella Storia



non aveva nome il primo gatto apparso nella storia

.A stare alla leggenda era uno degli animali di Lilith, la donna ribelle e temeraria che, secondo la tradizione della cabala ebraica, fu compagna di Adamo, precedente a Eva e dunque la prima femmina creata.
Di questi gatti, che non facevano certo le fusa ma che soffiavano e ringhiavano ai loro simili, accenna la Bibbia quando narra del caos iniziale al quale torna la terra dopo il regno di Edom.
E, in una citazione di Isaia, è scritto che Lilith aveva trovato dimora in quella zona, insieme a iene, satiri e gatti selvatici.
Da allora il gatto, animale elegante e misterioso, è sempre stato presente nella storia umana, venerato come simbolo divino o indicato come creatura del diavolo, apprezzato senza riserve dai gattofili (donne in testa) e detestato senza limiti dai gattofobi.
Era amato dagli Egizi e dai Greci per la sua natura enigmatica,e ben visto da Etruschi e Romani soprattutto perché teneva a bada i topi, mentre nel Medioevo cadde in disgrazia fino a venir ritenuto incarnazione delle streghe.
 Per tornare però pacificamente sulla scena subito dopo, ospitato in città e villaggi, nei campi e in case povere, ma anche in ville nobiliari e castelli principeschi.
Protagonisti di miti e leggende e vissuti come animali conturbanti dalle doti quasi soprannaturali, i gatti sono entrati da sempre nella memorialistica.
 Edgar Allan Poe portava abitualmente in spalla il suo gatto Cattarina, che celebrò in Il gatto nero (1842) e Rudyard Kipling ha dedicato ai felini Il gatto che se ne andava da solo.
E se George Sand era talmente affezionata alla sua gatta Minou da condividere con lei la tazza della colazione, Jock fu l'inseparabile compagno di Winston Churchill a Londra, al numero 10 di Downing street.
Mentre Socks, »calzini», gatto
scuro di razza mista, è stato il «First cat» al tempo dei Clinton, anche se, più del presidente in persona, era il beniamino di sua figlia, Chelsea.
Caso non unico quello di Socks, visto che alla Casa Bianca aveva abitato già Slippers, amato dal presidente Roosevelt.
E che, andando indietro nel tempo, emerge White Heather, il micio persiano della regina Vittoria, che di gatti nella residenza reale ne aveva sempre ospitati parecchi, ma che del suo preferito s'invaghì al punto da lasciarlo in eredità al figlio Edoardo VII.
White Heather  era trattato come un principino da tutta la corte .

Precious È la gattina persiana sopravvissuta al crollo delle Torri Gemelle l'11 settembre.

Storie che divertono  e inteneriscono tutti coloro che di gatti vorrebbero saperne di più, ma che riescono a conquistare anche i più riottosi.
Del resto, se è vero che i gatti sono stati spesso raccontati da personaggi come Baudelaire, Eliot, Hoffmann e Colette, il tributo più grande alla loro presenza nella vita degli esseri umani, lo ha offerto Doris Lessing premio Nobel 2007 che, con il suo Gatti molto speciali  e attraverso le tante storie dei suoi animali preferiti, ha permesso a tutti di condividere la sua straordinaria visione del mondo e della vita

Fonte
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/11/11/gatti-da-churchill-ai-clinton-irresistibile-potere.html

mercoledì 13 febbraio 2013

17 Febbraio Festa del Gatto



 gattodipendenti di tutta Italia ci siamo! 
Fra qualche giorno ricorre il 17 febbraio la festa dei gatti, un evento che ci accompagna ogni anno dal 1990 .
A promuoverla per la prima volta fu la giornalista Claudia Angeletti, che dalle pagine della rivista specializzata Tuttogatto propose ai lettori di scegliere una data per celebrare il re della casa.

Un giorno speciale per festeggiare quello che insieme al cane è l’animale domestico più diffuso in Italia, presente in una famiglia italiana su tre.
Nel 2011 se ne contavano 7 milioni nelle case italiane.
 Il 17 febbraio non è stato scelto a caso. Febbraio in astrologia è il mese sotto il segno zodiacale dell’Acquario, influenzato da Urano. 
E chi nasce sotto questo segno è ritenuto uno spirito libero, indipendente ed anche un po’ lunatico. 
Anche se non credete agli influssi astrali, sull’indipendenza e la fierezza del gatto, permaloso ed orgoglioso per natura, non ci piove. 
Per quanto riguarda la scelta del 17 del mese, è stata una mossa strategica per sfatare tutti i falsi miti e le superstizioni, più o meno pericolose, che vedono protagonisti i gatti ancora oggi.
Pensiamo ai gatti neri, ad esempio, che ogni anno scompaiono soprattutto la notte di Halloween, vittime di macabri riti. 
C’è anche un’altra ragione per la scelta del 17: scritto in numeri romani, XVII, ed anagrammato, questo numero restituisce infatti la voce verbale latina “vixi” (ho vissuto). Niente di più azzeccato per suggerire le sette vite del gatto.

Fonte:
http://www.petsblog.it/post/5115/giornata-nazionale-del-gatto-oggi-17-febbraio-festa-grande-per-i-gatti-in-tutta-italia

mercoledì 6 febbraio 2013

IL Gatto in Asia


                                                               Le Origini 







Dall'Egitto i gatti domestici si diffusero presso altri popoli. Nel 500 a.C. erano presenti anche in Cina. Dipinti, sculture e racconti testimoniano che questi animali erano apprezzati sia in Asia sia nelle altre parti del mondo. Dapprima considerati esclusivamente animali da compagnia della nobiltà, ben presto i gatti divennero amici dei ceti più bassi. In molte regioni dell'Asia si credeva che il gatto tenesse lontani i demoni e che portasse fortuna al suo padrone.



I gatti si spostarono dall'Egitto verso est, raggiungendo nel IX secolo il Giappone. Sembra che il primo gatto approdato sulle isole giapponesi sia stato regalato dalla Cina all'imperatore nipponico. In realtà il viaggio dei gatti verso oriente fu più "nobile" di quanto questa storia non racconti. In Europa, i gatti arrivarono via mare, sulle navi, ove erano imbarcati per cacciare i topi


LE ORIGINI

Come accennato, i gatti venivano scambiati come doni fra gli imperatori d'Oriente. In un primo tempo questi animali erano riservati all'alta nobiltà, poi si diffusero tra i sacerdoti ed infine tra il popolo. A lungo, i gatti provenienti dall'Egitto furono fatti accoppiare con gatti selvatici locali, per creare nuove razze e varietà. Ne derivarono i capostipiti delle razze oggi conosciute:   il Persiano a pelo lungo, proveniente dalla Persia (Iran), l'Angora, che prende il nome da Ankara, capitale della Turchia, il Siamese, proveniente dal Siam (Thailandia), il Burmese dalla Birmania e il Bobtail dal Giappone.

GATTI E ARTE

Molti artisti furono affascinati dalle movenze e dall'indole di queste creature, che ritrassero in ogni loro atteggiamento. Il pittore giapponese Utagawa Kuniyoski (1861-1979), particolarmente attratto da questi piccoli felini, ne dipinse moltissimi, tanto che il suo studio era sempre pieno di gatti da ritrarre!

GATTI FORTUNATI                     

I Giapponesi hanno sempre creduto che i gatti portassero fortuna. I gatti più famosi dell'arcipelago sono ancora oggi immortalati da statue che li ritraggono con una zampa alzata in segno di buon augurio. In realtà, tutto cominciò quando nel Tempio di Gotokuji a Tokyo, fu collocata la statua di un gatto per attirare la gente. Ben presto il tempio si riempì di statue raffiguranti il gatto, conosciuto come il "gatto che ti invita ad entrare" o "che ti chiama". Oggi, si dice che questo gatto porti fortuna sia nelle case sia negli scambi economici tra Cina e Giappone.